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Un tempo su Marte c’era più acqua di quanta ce n’è oggi sulla Terra

Sempre più indizi lasciano intendere che in passato il Pianeta Rosso fosse ricco d’acqua, in quantità addirittura superiori a quelle attualmente presenti sulla Terra.

Esteri
Pubblicato il 8 aprile 2019, alle ore 21:59

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Un tempo su Marte c’era più acqua di quanta ce n’è oggi sulla Terra

Da tempo la comunità scientifica è alla spasmodica ricerca di prove che possano testimoniare l’esistenza dell’acqua su Marte. Ritenuta fondamentale per dare avvio alla vita, la scoperta dell’acqua potrebbe anche fornire una risposta a chi cerca di comprendere come sia nato il sistema solare. Finora non esistono dei riscontri inequivocabili, ciononostante gli indizi aumentano di giorno in giorno.

L’ultimo studio ad essersi espresso in tal senso, è stato realizzato dall’Università della California del Sud. I ricercatori coinvolti sono giunti alla conclusione che un tempo il primo dei pianeti esterni del sistema solare fosse molto ricco di acqua, probabilmente anche in quantità maggiori rispetto a quelle attualmente presenti sul nostro pianeta.

Per arrivare a questa affermazione, oltre a mappare la superficie del Pianeta Rosso, i ricercatori hanno altresì analizzato le sorgenti d’acqua esistenti nel Sahara e in Arabia Saudita. Grazie a questo studio, hanno acquisito molte conoscenze in merito alle tracce lasciate dall’acqua che fuoriesce in superficie, dopo essere risalita dalle profondità della Terra. Confrontando questi fenomeni con quelli riscontrati su Marte, Essam Heggy e il suo team di studio hanno rilevato diverse analogie.

Se è quindi certo che in un periodo compreso tra 3,6 e un miliardo di anni fa, Marte era molto probabilmente azzurro, in quanto ricco di acqua, la domanda che ci si pone inevitabilmente non può che essere una: che fine ha fatto tutto questo immenso patrimonio idrico? Per i ricercatori californiani, la risposta sarebbe da ricercare nelle profondità. “La nostra ipotesi è che dalle falde a oltre 750 metri di profondità, l’acqua risalisse attraverso le fratture delle rocce e sgorgasse in superficie”.

Con il materiale raccolto c’è anche da supporre che i fiumi che popolavano il quarto pianeta del sistema solare, avessero una portata doppia rispetto a quelli della Terra. Questi corsi d’acqua avevano però un carattere molto turbolento ed impetuoso. Poi un fenomeno misterioso avrebbe messo fine a questo processo, rendendo il pianeta molto più secco e arido. Non è però da escludere che ancora oggi possano crearsi dei ruscelli temporanei: in tal caso potrebbero essere sfruttati anche in vista di una possibile colonizzazione del pianeta.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - I misteri di Marte continuano ad affascinare i ricercatori che, grazie a rover, orbiter e lander, negli ultimi anni hanno scoperto molte caratteristiche del Pianeta Rosso. Il problema è che al momento ne sappiamo ancora troppo poco, anche perché di continuo si presentano nuovi interrogativi ai quali non sappiamo rispondere. A questo punto non c’è altra soluzione che continuare ad analizzare e studiare.

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