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Trovata l’acqua in un esopianeta: K2-18b potrebbe ospitare la vita

Lo studio dell’Università di Londra ha permesso di scoprire che l’esopianeta K2-18b custodirebbe l’acqua ed una temperatura ottimale per la vita, con una superficie grande 8 volte quella della Terra.

Esteri
Pubblicato il 12 settembre 2019, alle ore 10:32

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Trovata l’acqua in un esopianeta: K2-18b potrebbe ospitare la vita

È stato rintracciato l’elemento fondamentale per la vita degli esseri viventi in un esopianeta: l’acqua si troverebbe in un corpo celeste, situato esternamente al nostro sistema solare.

Gli scienziati lo hanno scoperto rilevando il vapore acqueo, delle temperature ottimali per permettere lo sviluppo della vita, oltre ad idrogeno ed elio, abbondanti nell’universo. La temperatura che si presume viga su K2-18b potrebbe essere simile alla nostra, anche se la stella, su cui ogni 33 giorni orbita, sarebbe più fredda del Sole ma, al contempo, lo starebbe esponendo a maggiori radiazioni rispetto al nostro Pianeta.

Denominato K2-18b, il pianeta è più grande della nostra Terra di ben 8 volte: orbita attorno ad una stella nana rossa nella costellazione del Leone, distante 110 anni luce da noi. Il primo a scoprirne l’esistenza è stato nel 2015 il veicolo spaziale della Nasa chiamato Kepler: nei due anni successivi, con i dati raccolti dal telescopio spaziale Hubble, mentre la luce delle stelle attraversava la sua atmosfera, i ricercatori hanno potuto trarre le loro conclusioni, pubblicandole mercoledì su Nature Astronomy.

Angelos Tsiaras, autore della ricerca ed associato all’ University College London’s Centre for Space Exochemistry Data, ha confidato l’emozione che sta provando dopo la recente scoperta: il quesito che ora si pone risiede nel dubbio dell’unicità o meno della Terra.

Anche il suo collega e coautore Ingo Waldmann è fiducioso che questa sia la prima di molte altre scoperte di corpi celesti potenzialmente ospitanti la vita, visto che le super terre come K2-18b sono pianeti molto presenti nella nostra galassia, così come le nane rosse. Grazie alla tecnologia dei futuri telescopi spaziali come James Webb e la missione Ariel dell’Agenzia Spaziale Europea, si progetta di poter analizzare più approfonditamente le atmosfere degli esopianeti, così come la ricerca di eventuale azoto e metano, che si ipotizza possano essere presenti.

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Cosa ne pensa l’autore
Lara Tubia

Lara Tubia - Ho sempre ritenuto leggermente egocentrica l’idea che il nostro Pianeta fosse l’unico in tutto l’universo ad ospitare la vita, visto l’infinito spazio che ci attornia: sarà estremamente interessante comprendere anche il concetto stesso di “vita” ed indagare se possa essere presente anche in modi differenti da quelli in cui siamo soliti concepirla.

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