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Teri Hatcher scrive a Trump per denunciare gli abusi subiti nell’infanzia dallo zio

Anche l'attrice Teri Hatcher ha ammesso di essere stata vittima di molestie sessuali da parte di uno zio, quando aveva solo cinque anni. Forte della sua drammatica esperienza, ha indirizzato un appello volto a sensibilizzare sul tema il presidente Donald Trump.

Esteri
Pubblicato il 8 ottobre 2018, alle ore 16:18

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Teri Hatcher scrive a Trump per denunciare gli abusi subiti nell’infanzia dallo zio

Anche l’attrice Teri Hatcher ha dovuto affrontare il dramma delle molestie sessuali. Nel suo caso, l’orco che ha abusato di lei quando aveva solo cinque anni non lavorava negli uffici più importati di qualche compagnia cinematografica, ma si annidava lì dove ogni bambino dovrebbe reputarsi al sicuro: la famiglia. Ad aver segnato per sempre l’attrice della serie tv “Desperate housewives è stato lo zio, attraverso quella che lei ricorda essere stata una terribile aggressione.

Ad onor del vero, l’attrice 53enne aveva già rivelato questo angosciante dettaglio nel 2006. Sul tema era ritornata anche nel 2014, ben prima dello scandalo Weinstein, quando decise di partecipare alla “Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne” indetta dall’Onu. In quella circostanza il suo messaggio fece commuovere i presenti, colpiti dalla triste storia vissuta dell’attrice: “Credevo che fosse colpa mia e mi vergognavo per quello che era accaduto perciò non lo dissi a nessuno e restai in silenzio“, aveva raccontato alle Nazioni Unite.

Le parole rivolte al Presidente Trump

Oggi che il tema è diventato di più stretta attualità, Teri Hatcher non vuole assolutamente che qualcuno possa prendere sottogamba il discorso molestie. Mentre negli Stati Uniti continua a tener banco il “caso Kavanaugh“, il giudice confermato alla Corte Suprema sul quale pendono delle accuse per molestie, l’attrice californiana ha voluto sensibilizzare sull’argomento la massima carica politica del proprio paese, il Presidente Donald Trump.

Dopo aver appreso dei dubbi e delle titubanze della dottoressa Christine Blasey Ford, la prima donna ad aver accusato Kavanaugh, Teri Hatcher ha immediatamente scritto via Twitter al tycoon: “Sig. Presidente, mi piacerebbe cogliere questa opportunità per spiegarle il modo in cui si può ricordare un’aggressione sessuale”. Come poi chiarito dall’attrice, affermare di non ricordare “è spesso la risposta più onesta, ma non significa che non sia mai successo“.

Nel suo caso prosegue ricordando il pene eretto dello zio che la violentò dicendole “un giorno ti piacerà“. Non si ricorda invece dove ciò sia successo e per quale ragione si trovasse in auto con il suo carnefice. Ribadendo quindi quali possano essere le logiche della memoria di una persona che vive questi terribili momenti, Teri Hatcher ha voluto far presente di sentirsi una sopravvissuta. E proprio in ragione della sua esperienza, ha pregato il numero uno della Casa Bianca di non aggiungere “la presa in giro dal Presidente all’elenco di tutte le mortificazioni che un sopravvissuto a una molestia deve sopportare“.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Teri Hatcher ci ha provato, ma il suo messaggio non è andato a buon fine. Alla fine Trump ha deciso di confermare il giudice, vanificando l’appello dell’attrice che è così caduto nel vuoto. La sensibilizzazione rimane un aspetto fondamentale per poter capire la psicologia di una vittima, il più delle volte incapace di denunciare, in quanto erroneamente indotta ad autoaccusarsi per l’accaduto. Inoltre anche la drammaticità degli eventi influisce sulla mente, che può rimanere turbata per tutta la vita, incapace allo stesso tempo di ricordare alcuni dettagli degli abusi subiti.

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