Sud Carolina, storico addio alla bandiera Sudista

Il Sud Carolina ha deciso: in seguito alla strage di Charleston ad opera del razzista Dylann Roof, le bandiere Confederate verranno rimosse dai palazzi e dagli uffici pubblici. Intanto scoppia lo scandalo: un gruppo di supremazia bianca ha finanziato per anni le campagne dei Repubblicani

Sud Carolina, storico addio alla bandiera Sudista

Decisione storica del Sud Carolina: la famigerata bandiera Sudista non sarà più chiamata a rappresentare lo Stato americano. A deciderlo sono stati proprio la Governatrice Nikki Haley ed il Senatore Lindsay Graham, irriducibili Repubblicani che, fino al giorno della strage compiuta da Dylann Storm Roof, avevano sempre difeso la bandiera Confederata quale retaggio storico del Sud Carolina.

La libertà di espressione di idee-anche estreme-è infatti chiaramente sancita dalla Costituzione statunitense, e questo diritto ha sempre permesso a molti Stati del Sud di poter esporre la bandiera degli Stati Confederati senza alcun genere di problema. Nonostante sia universalmente riconosciuta quale emblema dell’odio razziale, un residuo anacronistico e scomodo della sanguinosa Rivoluzione Americana, sono infatti in molti ad esporla ancora con orgoglio quale simbolo nazionale.

Basti pensare che le bandiere della Georgia e del Mississippi sono state realizzate prendendo come base di partenza proprio la bandiera degli Stati Confederati. Anche quella della Carolina del Nord è d’ispirazione Confederata, e la Carolina del Sud-pur avendo insegne completamente differenti-fino a ieri la esponeva con fierezza anche all’interno dei palazzi pubblici.

Ma ora, anche i Repubblicani hanno deciso di dire “Basta”: troppo forte è stato infatti il polverone mediatico scatenato dalla strage nella chiesa di Charleston, difendere ancora quel simbolo vorrebbe dire bruciarsi di una buona fetta di elettori; sarebbe una decisione in pieno stile Seppuku, tantopiù in tempo di elezioni. Così i Conservatori hanno deciso di prendere le distanze da quello scempio, iniziando proprio con il ripudiare uno dei simboli storici del proprio movimento.

La bandiera Confederata aveva campeggiato al di sopra della cupola del Campidoglio fino al 2000, fino a quando non è stata spostata presso il piazzale antistante l’assemblea legislativa. Ma da lì non era più stato possibile rimuoverla, poiché per richiedere il suo ammainamento definitivo, sarebbe stato necessario ottenere un voto di maggioranza di 2/3. Utopia nella Carolina del Sud, dove il retaggio sudista è ancora estremamente radicato nel background culturale dei cittadini.

L’operato di Dylann Roof però, ha stravolto le carte in tavola: i cosiddetti “white supremacist”, dapprima etichettati come “ragazzi un po’ troppo zelanti, ma perbene” dagli stessi Repubblicani con i quali condividevano l’orientamento politico, si sono spinti troppo in là. Continuare a sostenere ideali vicini a quelli da loro stessi professati, oggi come oggi, sarebbe un clamoroso suicidio politico.

E poco importa se è emerso che il Council of Conservative Citizens, gruppo di manifesta ideologia razzista che predica apertamente la superiorità bianca (che ha ispirato le azioni di Roof, per ammissione stessa del killer), abbia per anni finanziato le campagne elettorali di numerosi esponenti Repubblicani nella corsa al Senato ed alla Casa Bianca (peraltro gran segreto di Pulcinella): nel Sud Carolina, per i Repubblicani, è arrivato il tempo di liberarsi degli alleati scomodi. Quantomeno sulla carta.

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