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Seppellisce la neonata nel giardino: niente carcere per una 20enne dell’Ohio

La 18enne Brooke Skylar Richardson la notte del 7 maggio 2017 ha seppellito nel giardino la piccola Annabelle, dopo averla partorita in camera da letto: venerdì è stata condannata a 3 anni di supervisione.

Esteri
Pubblicato il 14 settembre 2019, alle ore 12:00

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Seppellisce la neonata nel giardino: niente carcere per una 20enne dell’Ohio

Era la notte del 7 maggio 2017 quando l’allora 18enne Brooke Skylar Richardson ha partorito la piccola Annabelle in casa, nella sua camera da letto: 2 mesi dopo gli investigatori hanno fatto l’agghiacciante scoperta dei resti scheletrici della piccola seppelliti in una fossa non molto profonda a Carlisle, nel cortile della giovane madre, con sopra un fiore.

Qualche ora dopo, secondo quanto riportato dal procuratore Steve Knippen ai giurati, si sarebbe recata in palestra, inviando un sms alla madre in cui le confidava che il suo ventre era tornato e che non avrebbe mai più permesso di farlo in questo modo, promettendo che sarebbe diventata meglio di prima. La ragazza avrebbe concepito Annabelle con un ragazzo con cui non desiderava proseguire la relazione, avendo anche iniziato una storia con un altro uomo: recatasi dal medico, sarebbe scoppiata in lacrime, confidando che non poteva avere la bambina e che la neonata non era viva al momento del parto.

Giudicata colpevole di abuso di cadavere ma non di omicidio aggravato, colposo involontario e pericolo per bambini, la donna dell’Ohio è stata condannata venerdì a 3 anni di supervisione, ma non dovrà restare in carcere, a meno che non violi i termini: in quel caso potrebbe scontare fino a 12 mesi di penitenziario. Durante il processo nel tribunale di Lebanon, la 20enne ha confidato che le sarebbe dispiaciuto per sempre quanto successo quella notte, singhiozzando alla lettura del verdetto, prima di essere scortata fuori dall’aula in manette.

La difesa ed il padre della donna ne hanno chiesto la clemenza, mentre la nonna paterna ha affermato alla corte, durante l’udienza, che aveva faticato molto per riuscire ad individuare la parola adatta ad esprimere il dolore che aveva provato alla notizia della morte della sua nipotina: ora avrebbe avuto 2 anni, 4 mesi ed 1 settimana e suo figlio non avrebbe dovuto vivere un trauma come questo.

Il giudice si è rivolto a Brooke affermando che ha sempre pensato a questo caso come alla storia di due bambine, ovvero quella di Annabelle e dell’imputata, sottolineando quanto spesso venga trascurata la preziosità della vita, che andrebbe invece protetta e custodita sotto tutti gli aspetti. 

La pena massima che sarebbe stato possibile concedere ammontava a 12 mesi di carcere e a una multa di $ 2.500: il giudice però ha definito il caso come obbligatorio di controllo comunitario, sottolineando l’assenza di precedenti penali dell’imputata. I resti della piccola Annabelle saranno consegnati alla famiglia, per offrirle una degna sepoltura.

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Cosa ne pensa l’autore
Lara Tubia

Lara Tubia - In questa orribile vicenda, la cui narrazione è stata per me nauseante, mi chiedo però in che stato fosse quella ragazza di soli 18 anni quando ha partorito: era sola? Era sostenuta dalla famiglia o dal compagno? Che clima aveva vissuto per decidere di partorire nella sua camera da letto e non in un ospedale? Come era stata appresa la notizia della sua gravidanza? E perché poche ore dopo aveva sentito la necessità di andare in palestra? A tutte queste domande forse sarebbe stato doveroso dare una risposta prima del gravissimo fatto, per poter eventualmente prevenirne il terribile esito: spero almeno che simili avvenimenti non capitino più in futuro e che le madri possano essere consapevoli di poter partorire in anonimato in ospedale, al sicuro per la loro salute per quella del nascituro, assicurandogli una vita felice e dignitosa con un’altra famiglia che lo saprà amare e proteggere.

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