Iscriviti

Scoperti i volti di antichi umani: i misteriosi Denisovan

La prima ricostruzione anatomo-scheletrica dei nostri antenati umani Denisovan è stata possibile grazie allo studio del DNA secondo i modelli di attività genetica.

Esteri
Pubblicato il 20 settembre 2019, alle ore 13:51

Mi piace
5
0
Scoperti i volti di antichi umani: i misteriosi Denisovan

Un sorprendente studio, guidato da Liran Carmel dell’Università Ebraica di Gerusalemme e David Gokhman, ricercatore post-dottorato alla Stanford University e pubblicato giovedì sulla rivista di scienze della vita Cell Press, ha permesso di comprendere la fisionomia dei volti dei nostri antenati Denisovan, il cui DNA permarrebbe ancora oggi in alcuni individui asiatici, australiani e melanesiani.

Coabitanti dei Neanderthal, ma più misteriosi per la povertà di reperti a loro attribuibili, in una grotta in Siberia erano state finora rinvenuti solo alcuni denti e dei frammenti ossei, incluso un mignolo ed una mascella: grazie al sequenziamento del 2012 di un genoma, era stato inoltre possibile comprendere il loro intreccio con i Neanderthal e con gli eurasiatici, presupponendo che abitassero in tutta l’Asia.

Lo straordinario studio però si è incentrato questa volta sui dati di metilazione del DNA, consistente nell’estrazione di informazioni non dalle sequenze di acido desossiribonucleico, bensì dai modelli di attività genica: modificazioni chimiche che non variano l’attuale sequenza di DNA. In tal modo, gli scienziati hanno potuto prevedere le caratteristiche dei Denisovan comparando inizialmente diversi gruppi di antenati umani per aree differenzianti, per poi analizzare le distinzioni determinanti sull’influenza delle tipologie anatomiche.

È così che sono potuti giungere ad alcune incredibili conclusioni: ben 56 dei loro lineamenti erano differenti da quelli dei Neanderthal e di noi umani moderni, di cui 34 craniali come ad esempio un arco dentale più lungo ed un teschio più largo: dati tra l’altro confermati in contemporanea da un altro studio in cui coincideva la descrizione mascellare che ne veniva fatta. Inoltre, è stato possibile comprendere che l’osso del mignolo ritrovato apparteneva alla mano destra di un giovane donna chiamata Denisova 3, deceduta 50.000 anni fa, a cui è stata attribuita un’età di circa 13.5 anni.

I ricercatori sono ottimisti nell’attendersi ulteriori risultati relativi alla ricostruzione di caratteristiche non deducibili solamente dallo studio dei fossili.

Video interessanti:
Cosa ne pensa l’autore
Lara Tubia

Lara Tubia - È davvero incredibile quanto i ricercatori siano riusciti a comprendere da frammenti ossei così piccoli e di scarso numero: la genetica sta fornendo un insostituibile aiuto per conoscere aspetti del nostro passato, fondamentali non solo per un validissimo interesse storico-culturale, ma anche per far luce sulla nostra origine e sulle dinamiche evolutive che hanno tracciato il nostro cammino.

Lascia un tuo commento
Commenti

Non ci sono ancora commenti su questo contenuto. Scrivi la tua opinione per primo!