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Quantità di metano più grande mai rilevata: è la prova della vita sul pianeta rosso?

Sul pianeta rosso è stata rinvenuta un'ampia dose di gas metano che potrebbe provare la presenza di creature viventi. La Nasa procede con molta prudenza: non si sa se il gas sia di origine biologica o geologica.

Esteri
Pubblicato il 25 giugno 2019, alle ore 12:53

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Quantità di metano più grande mai rilevata: è la prova della vita sul pianeta rosso?

Lo spettrometro Sam (Sample Analysis at Mars) del rover Curiosity, lanciato in orbita dalla Nasa, ha rilevato su Marte una quantità di gas metano che supererebbe il doppio della quantità misurata in un rilevamento di 14 anni fa. Il metano, la cui formula è CH4, contiene per l’appunto l’atomo di carbonio, caratteristico di tutte le molecole organiche e quindi indispensabile per la vita.

Questo gas sulla Terra viene prodotto da processi biologici svolti da organismi viventi, come i batteri, o da degradazione di materia organica: è questo il motivo che porterebbe a pensare ad un nuovo indizio a favore della vita su Marte.

Il metano però può essere anche un composto inorganico, che deriva da reazioni geologiche di rocce non sedimentarie formatesi a grandi profondità all’interno della crosta marziana. Il nuovo dato fornito è sicuramente un’ulteriore conferma della presenza del metano nell’atmosfera del pianeta rosso, ma non è la prova schiacciante della presenza di vita. “Quello che vediamo è il prodotto finale di un processo che può essere di tipo biologico oppure di tipo geologico. Sicuramente per collegarlo alla vita serviranno altre misure” afferma Enrico Flamini, docente di Esplorazione del Sistema Solare dell’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara ed ex coordinatore scientifico dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana).

Ricercare forme di vita su Marte, sarà lo scopo della missione ExoMars 2020, organizzata dall’Esa (European Space Agency) e dall’agenzia spaziale russa Roscosmos. Il progetto si compone di due missioni: la prima prevedeva, nel 2016, la discesa sul suolo marziano del lander Schiapparelli, andato distrutto dopo aver tentato di posarsi sulla superficie di Marte; la seconda sarà lanciata nel 2020 e prevede la discesa di un rover, costruito sulla base dei dati raccolti da Schiapparelli.

Lo scopo dell’intera missione è quello di studiare l’ambiente ricercando tracce di vita, passata o presente, capire la geochimica del pianeta e la sua distribuzione di acqua e prestare attenzione ai pericoli della superficie, in veste di future missioni con equipaggio. Se il rover dovesse trovare tracce di batteri, allora potrebbero essere questi la prova della presenza di metano.

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Cosa ne pensa l’autore
Sara Zompa

Sara Zompa - L'astronomia è uno dei campi della scienza più insicuro e variabile, come si può facilmente intuire dalle notizie che ci giungono. Marte suscita interesse perchè è il pianeta più appetibile per la colonizzazione umana e gli esperimenti condotti, così come le missioni intraprese dalle agenzie spaziali, sembrano spingere sempre più verso questa possibilità.

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