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Polonia, fallisce la spallata dell’opposizione: Andrzej Duda è rieletto presidente

Con il 51,21% delle preferenze, il presidente uscente Andrzej Duda ha battuto al ballottaggio il candidato liberale nonché sindaco di Varsavia Rafał Trzaskowski. Il risultato sancisce di fatto l’ennesima netta divisione del Paese.

Esteri
Pubblicato il 14 luglio 2020, alle ore 12:08

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Polonia, fallisce la spallata dell’opposizione: Andrzej Duda è rieletto presidente

Dopo un’estenuante testa a testa, Andrzej Duda è riuscito a riconfermarsi presidente della repubblica polacca. Nazionalista, conservatore e sovranista, per il rotto della cuffia è stato in grado di bloccare la possibile svolta capeggiata da Rafał Trzaskowski, sindaco di Varsavia e vice-segretario di Piattaforma Civica, partito liberale ed europeista che fino all’ultimo ha sperato nel clamoroso ribaltamento di fronte. 

Come sancito dal ballottaggio, a spuntarla con il 51,21% delle preferenze è stato Andrzej Duda, attuale inquilino del Belweder, il palazzo presidenziale di Varsavia. Lo sfidante fermo al 48,79% delle preferenze, ha però compiuto un vero e proprio miracolo, anche alla luce del suo subentro giunto dopo la rinuncia alle presidenziali della collega di partito Malgorzata Kidawa Błonska, che i sondaggi davano al 2%. 

Che quella del sindaco di Varsavia fosse una sfida quasi impossibile, lo si era capito sin da subito. Ciononostante, al primo turno elettorale dello scorso 28 giugno, Trzaskowski era riuscito a conquistare il 30,46% dei voti contro il 43,50% di Duda, dato per favorito oltre che apertamente appoggiato dal governo, che in queste ultime settimane ha fatto di tutto per promuoverlo di fronte all’opinione pubblica.

L’esecutivo a trazione Pis, il partito conservatore, sovranista ed euroscettico al potere dal 2015, ha fortemente sostenuto Andrzej Duda utilizzando anche la televisione pubblica, tramutatasi nell’occasione in una vera e propria tv di partito, capace di esaltare all’inverosimile l’operato del presidente uscente, ridicolizzando allo stesso tempo il programma dello sfidante. 

Così, nonostante l’adozione di una lunga serie di riforme controverse, grazie a delle mirate politiche sociali a sostegno della famiglia e dei pensionati, Andrzej Duda è riuscito a riconfermarsi nel ruolo di presidente. Il risultato elettorale aumenta però i dubbi sulla tenuta democratica del paese, che con un presidente e un governo di identica bandiera politica, rischia ancor di più la deriva autoritaria. Allo stesso tempo sancisce l’esistenza di una netta divisione tra i cittadini del paese centro-europeo.

Quella che caratterizza l’odierna società polacca è una profonda ed insanabile frattura tra città cosmopolite e campagne ultra-cattoliche, tra le zone più abbienti dell’ovest e quelle più agricole e arretrate dell’est, tra sovranisti e liberali, tra europeisti e nazionalisti, tra giovani e anziani, tra innovazione e tradizione, tra tolleranza e radicalismo, tra globalisti e isolazionisti, tra chi guarda al futuro con ottimismo e chi continua a vivere rivangando i torti subiti nel passato.  

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Con la fine dell’epoca comunista, la Polonia ha cercato di raggiungere gli standard dell’Europa Occidentale ma, a distanza di 30 anni dal raggiungimento della tanta agognata libertà, per il Paese è ora di fare i conti con i demoni del passato, che a quanto pare hanno risvegliato rancori e rivendicazioni mai sopite. Il Pis ha saputo cogliere questi malumori, ragion per cui fintantoché l’opposizione non sarà in grado di unirsi e presentare un valido programma da contrapporre, non potrà più riprendere in mano il potere. E intanto chi è al governo si allontana dagli standard democratici, adottando delle riforme illiberali che dividono sempre di più il paese. La conferma di Andrzej Duda rischia quindi di aggravare un frattura sempre più evidente all'interno della società polacca.

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