Il Parlamento Europeo ha dato il via libera alla revisione delle regole sui rimpatri dei cittadini di Paesi terzi presenti irregolarmente nell’Unione, con 389 voti favorevoli, 206 contrari e 32 astensioni. Si tratta di una tappa chiave del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, promosso dalle forze di centrodestra e destra radicale, che punta a rendere più rapidi ed efficaci i rimpatri, modificando in modo sostanziale il quadro normativo esistente.
Tra le novità più rilevanti c’è l’introduzione dei cosiddetti “return hubs”, centri di rimpatrio al di fuori dell’Europa, destinati a cittadini provenienti dai Paesi considerati sicuri. Questa misura rappresenta un assist politico per il governo Meloni, che da tempo sostiene l’idea di hub in Albania come Gjader e Shengjin, con l’obiettivo iniziale di ospitare fino a 36mila persone all’anno. Ad oggi, tuttavia, i numeri rimangono molto inferiori, con poche decine di migranti effettivamente presenti.
La normativa europea, che attualmente prevede rimpatri solo verso Paesi di origine o terzi “sicuri”, aveva finora bloccato l’implementazione piena dei centri italiani, ma il nuovo regolamento introduce una lista comune dei Paesi sicuri e riduce la discrezionalità dei singoli Stati membri. Il testo approvato accelera anche le procedure di asilo, in particolare per chi proviene da Paesi con un basso tasso di riconoscimento della protezione internazionale, e attribuisce maggiore rilevanza al rimpatrio forzato rispetto a quello volontario.
Viene introdotto l’obbligo di collaborazione da parte dei migranti destinati al rimpatrio, con possibilità di trattenimento amministrativo fino a due anni in caso di mancata cooperazione o rischio di fuga. Il regolamento prevede inoltre misure più severe per persone considerate pericolose e divieti di reingresso prolungati. Il voto ha suscitato reazioni contrastanti. Socialisti, sinistra e numerose Ong hanno criticato la stretta, sottolineando i rischi per minori e famiglie, e denunciando che l’estensione della detenzione fino a 24 mesi può violare diritti fondamentali.
Al contrario, la destra europea e italiana ha accolto il provvedimento con entusiasmo, definendolo un passo avanti verso maggiore sicurezza e sovranità nazionale, con il riconoscimento del modello italiano e delle politiche promosse dal governo Meloni. Il percorso legislativo ora entra nella fase dei triloghi tra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue, che dovranno definire un testo condiviso. Solo successivamente il provvedimento tornerà all’Aula per l’approvazione definitiva e l’entrata in vigore. I prossimi mesi saranno decisivi per capire se gli hub albanesi funzioneranno realmente e quale sarà l’impatto concreto di questa stretta sui rimpatri, in un contesto europeo segnato da tensioni politiche e migratorie.