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Papa Francesco: "l’ecumenismo della carità, via del dialogo"

Nel viaggio in Marocco, Papa Francesco, sostiene la minoranza cristiana invitandola al dialogo con i fratelli musulmani e riconoscendo nella carità la strada ecumenica

Esteri
Pubblicato il 1 aprile 2019, alle ore 09:16

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Papa Francesco: "l’ecumenismo della carità, via del dialogo"

“Che la vostra carità si faccia sempre attiva e sia così una via di comunione tra i cristiani di tutte le confessioni presenti in Marocco”, Papa Francesco ha chiamato questo atteggiamentoecumenismo della carità“.

Il discorso è stato rivolto ieri, 31 marzo 2019, ai sacerdoti, religiosi, consacrati e al Consiglio ecumenico delle Chiese riuniti nella Cattedrale di Rabat. Auspicando che la carità sia la via del dialogo e della cooperazione con i fratelli e musulmani e con tutte le persone di buona volontà.

La carità, – ha spiegato Papa Francesco – soprattutto quella verso i più deboli, è l’opportunità migliore che il cristiano ha per poter portare avanti la cultura dell’incontro. Attraverso la carità fraterna anche le persone ferite, provate e escluse possono riconoscersi membri dell’unica famiglia umana. Il Papa ha invitato ad operare nel dialogo e nella cooperazione, tenendo a cuore la giustizia e la pace, l’educazione dei bambini e dei giovani, la protezione e l’accompagnamento delle persone più deboli: gli anziani, i disabili e gli oppressi. Ha suggerito “di guardare e di osare vivere non come nemici, ma come fratelli“.

L’omelia

Nel pomeriggio Papa Francesco ha incontrato i fedeli nel complesso sportivo ‘Principe Abdullah‘ di Rabat, dove ha celebrato l’Eucarestia. La parola del Papa è scesa a toccare le facili piaghe che accompagnano la vita quotidiana delle minoranze cristiane ed ha parlato di innegabili divisioni e conflitti che possono portare a scontri e a divisioni. Ha ricordato che l’odio e la vendetta portano a una giustizia rapida ed efficace uccidendo però l’anima della gente, avvelenando la speranza dei figli, distruggendo e portando via tutto ciò che si ama.

Cogliendo lo spunto dalla lettura del Vangelo del giorno il Papa ha ricordato l’invito di Gesù ad andare oltre le divisioni guardando e contemplando il cuore del Padre. A partire da questo orizzonte possiamo riconoscerci fratelli e aiutarci a superare ogni logica di divisione.

Il Papa ha dato un’alternativa al “misurarci o classificarci in base ad una condizione morale, sociale, etnica o religiosa“, nel riconoscerci tutti figli amati e attesi dal Padre. Non sono le leggi adempiute a renderci figli, perché Dio ci ama oltre la legge. “Volontarismi, legalismi, relativismi o integrismi” non sono utili tanto quanto l’implorare, ogni giorno, con umiltà: “venga il tuo Regno“.

Il finale della parabola del Padre misericordioso, parla di un figlio maggiore che non accetta l’atteggiamento del Padre verso il figlio minore. Il Papa ricorda che non c’è un finale a questo racconto, non si sa cosa farà il figlio maggiore, se parteciperà alla festa o se tornerà ai campi. E’ questo un invito a riconoscerci in questo figlio e a decidere da che parte stare.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Penso che l'incontro tra culture e religioni diverse possa davvero avvenire nella carità. La persona che ha fame, non ha da vestire, è malata, sola ecc. può diventare il motivo per unire persone diverse. "I poveri ci evangelizzano", scriveva il Papa nella Giornata Mondiale dei Poveri, e prima di lui molti altri avevano avuto lo stesso pensiero. Questo nostro chinarci su chi ha bisogno ci rende fratelli e perciò figli di un unico Padre.

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