Papa Francesco dedica l’ultimo saluto in Birmania ai giovani: "Non abbiate paura di porre domande che facciano pensare"

La cattedrale dell'Immacolata Concezione si è fatta piccola quando il Papa ha voluto raccogliere i giovani intorno a sé, esortandoli a non avere "paura di fare scompiglio, di porre domande che facciano pensare, di essere pochi e sparpagliati".

Papa Francesco dedica l’ultimo saluto in Birmania ai giovani: "Non abbiate paura di porre domande che facciano pensare"

L’ultimo saluto di Papa Francesco a Myanmar è stato tutto rivolto ai giovani. La cattedrale dell’Immacolata Concezione raccoglieva giovani arrivati da tutta la Birmania, ma anche dalla Cambogia, dall’Indonesia, dal Vietnam, e da Taiwan. Molti, migliaia, hanno pregato in giardino perché la Cattedrale si è fatta piccola, ma tutti si stringevano alla preghiera del Papa con il silenzio, i canti, e le preghiere.

Ancora una volta, Papa Francesco ha parlato di pace e di diritti umani facendo notare ai giovani che “tanta ingiustizia, povertà e miseria gettano ombra su di noi e sul nostro mondo“. L’invito del Pontefice è stato quello di tenersi pronti a portare il lieto annuncio a coloro che soffrono e hanno bisogno da una parte delle loro preghiere e della loro solidarietà, ma dall’altra anche della loro “passione per i diritti umani, per la giustizia e per la crescita di quello che Gesù dona: amore e pace“.

Papa Francesco è andato oltre la passione per i diritti umani quando ha incoraggiato i giovani dicendo: “Non abbiate paura di fare scompiglio, di porre domande che facciano pensare la gente. E non abbiate paura se a volte percepirete di essere pochi e sparpagliati. Il Vangelo cresce sempre da piccole radici“. Ha chiesto ai giovani di farsi sentire, non con la voce, ma con la vita e con il cuore, per divenire segni di speranza per chi nella vita è scoraggiato, un aiuto per chi è malato, accoglienza per chi è straniero, sostegno per chi è solo. 

Le parole di Papa Bergoglio ai giovani fanno intuire l’altro suo interesse: i profughi musulmani Rohingya che sono stati cacciati dall’esercito birmano oltre il confine del Bangladesh. Si comprende, così, la sua insistenza sulla responsabilità delle religioni nella costruzione della pace. Le varie religioni, nel dialogo collaborativo, possono trovare la strada per purificarsi da tutto ciò che profana il nome di Dio. Lo aveva detto anche ieri, al Consiglio supremo dei monaci buddisti birmani “Sangha”: “Se siamo chiamati ad essere uniti, come è nostro proposito, dobbiamo superare tutte le forme di incomprensione, intolleranza, pregiudizio e odio“.

Dopo la messa con i giovani, Papa Francesco è partito per Dacca, la capitale bengalese, con le massime misure di sicurezza, perché già colpita dal terrorismo islamista. I cattolici in Bangladesh sono davvero pochi, meno che nel Myanmar, e coprono lo 0,24 per cento della popolazione a maggioranza musulmana.

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