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Pakistan: 12enne non finisce i compiti, il padre gli da fuoco e lo uccide

Il 12enne Shaheer Khan voleva uscire a giocare con un aquilone invece che finire i compiti. Per spaventarlo, il padre Nazir gli ha gettato addosso cherosene ed ha acceso un fiammifero, ma il bambino è stato avvolto dalle fiamme ed è morto dopo 2 giorni.

Esteri
Pubblicato il 21 settembre 2022, alle ore 11:23

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Pakistan: 12enne non finisce i compiti, il padre gli da fuoco e lo uccide

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Un bambino di 12 anni è stato ucciso dal padre per non aver fatto i compiti di scuola. La terribile vicenda arriva dal Pakistan, dove Shaheer Khan è morto il 16 settembre, dopo due giorni di agonia, a causa delle gravi ustioni riportate quando il padre gli ha dato fuoco, nel tentativo di spaventarlo per convincerlo a studiare.

La vicenda ha avuto inizio il 14 settembre in un appartamento a Karachi, nel quartiere denominato Orangi Town, noto per essere una delle più grandi baraccopoli del mondo. Secondo quanto riportato dall’ufficiale di polizia Salim Khan ai media locali, Shaheer avrebbe insistito per uscire a far volare un aquilone invece che finire i compiti. Il padre Nazir si è arrabbiato, chiedendo al figlio di rispondere ad una serie di domande sui suoi studi, alle quali il dodicenne avrebbe dato “risposte insoddisfacenti“.

È allora che, per spaventare il figlio, l’uomo ha versato del cherosene sul 12enne ed ha acceso un fiammifero, sperando di terrorizzarlo e di fargli così finire i compiti. La fiamma ha però raggiunto il liquido infiammabile, e Shaheer è stato presto avvolto dalle fiamme. Le terribili urla di dolore del bambino hanno richiamato la madre Shazia, che si è precipitata nella stanza ed ha iniziato, insieme al marito, a gettare coperte e vestiti sul bambino, nel disperato tentativo di spegnere le fiamme.

Il 12enne è stato portato d’urgenza in ospedale, ma non ha potuto essere salvato, ed è morto a causa delle ustioni riportate dopo due giorni di agonia.  Dopo aver ricevuto la notizia della morte di suo figlio il 16 settembre, Shazia ha trascorso due giorni di lutto disperato prima di scegliere di denunciare il marito.

La polizia ha arrestato Nazir il giorno successivo, ed ha affermato che l’uomo rimarrà in custodia fino all’udienza in tribunale, prevista per il 24 settembre. Dopo l’arresto, l’uomo avrebbe confessato il suo crimine, sostenendo che la sua intenzione era solo quella di spaventare il figlio e non ucciderlo.

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Cosa ne pensa l’autore
Anna Santini

Anna Santini - Una persona del genere non si può certo definire padre. Minacciare di morte un bambino per fargli finire i compiti non è assolutamente un metodo motivazionale che può funzionare per convincere i ragazzi a studiare, serve solo a mettere a rischio la loro vita, come accaduto in questo orribile caso.

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