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Orrore in un hotel del Kazakistan: un padre uccide la figlioletta schiacciandole la testa contro una parete

Notizia sconvolgente. Un pilota di Airbus ha ucciso la sua figlioletta di un anno, schiacciandole la testa contro un muro. L'uomo dovrà scontare 20 anni di carcere.

Esteri
Pubblicato il 28 dicembre 2020, alle ore 17:52

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Orrore in un hotel del Kazakistan: un padre uccide la figlioletta schiacciandole la testa contro una parete

Una morte atroce, spietata, che lascia letteralmente senza parole. Una tragedia immane, quella che si è verificata in una camera d’albergo del Kazakistan, in cui soggiornava in vacanza una famiglia. Mohamed Barakat, 42 anni, londinese, pilota di Airbus per la Hong Kong Airlines, è stato condannato a 20 anni di carcere, giudicato colpevole all’udienza virtuale del tribunale della città di Alnaty.

Secondo il giudice, le ferite rinvenute sul corpicino senza vita della figlia dell’uomo, Sophie, sarebbero state causate da ripetuti impatti con oggetti e superfici dure. L’uomo è accusato di aver ucciso la figlioletta, di un anno, schiacciandole la testa contro un muro, mentre la moglie Madina, 23enne, sarebbe scappata, temendo di essere picchiata, rifugiandosi nella hall dell’hotel dove si è consumato l’omicidio. Solo quando il marito si è presentato con in braccio la bambina senza vita, lei ha gridato “Ha ucciso mia figlia“. I medici non hanno potuto far altro che accertare il decesso della piccola, colpita violentemente contro il muro. 

L’omicida ha provato a difendersi 

Mohamed ha provato a difendersi, dicendo di aver avuto un malore, un attacco epilettico, raccontando agli inquirenti di non aver mai voluto far del male alla figlia. Ma dalle indagini è, invece, emerso che l’uomo, prima di compiere un omicidio così efferato, abbia assunto un mix di alcol e droghe. A confermare la terrificante esecuzione è stata una cameriera dell’albergo in Kazakistan dove la famiglia soggiornava per una breve vacanza. La donna ha riferito di aver sentito dei colpi sordi contro il muro provenire dalla stanza di Barakat accompagnati dal pianto disperato della bimba.

Dopo la condanna a 20 anni di carcere, ha così commentato: “Solo perchè potete mettermi in carcere, non avete il potere di farmi diventare colpevole.Significa che metterete in prigione un uomo innocente. Non avrei mai fatto del male a mia figlia. Sono stato la prima persona che ha visto Sophia venire al mondo. Stavo per insegnarle a volare”

Madina, sua moglie, durante il processo, ha ritirato le accuse verso il marito, dicendo:”Mohamed è il marito e l’amico più amorevole e premuroso che esista. Lo amo con tutto il mio cuore. Probabilmente vi state chiedendo che tipo di donna sono se proteggo il coniuge che presumibilmente ha ucciso la sua bambina. Tuttavia, questo non è stato un crimine intenzionale, mio marito ha avuto un attacco epilettico. Mohamed non avrebbe esitato a dare la vita per Sophia. Lei era tutto per lui. È stato un incidente”.

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Cosa ne pensa l’autore
Katia Lenti

Katia Lenti - Un omicidio tra i più efferati, quello della piccola Sophie, destinato ad occupare le prime pagine di tutti i giornali di cronaca nera. Come si può uccidere una bambina? Resto letteralmente senza parole. Io non sono giudice ma credo che la sua pena sia davvero irrisoria se rapportata alla crudeltà del reato commesso.

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