Nizza, i dubbi sulla rivendicazione dell’Isis

Dopo 36 ore dall'attentato di Nizza, lo Stato Islamico ha rivendicato l'autorità del massacro, un tempo troppo lungo rispetto ai tempi abituali di questo gruppo terroristico. Per questo si nutrono forti dubbi sul legame con l'Isis.

Nizza, i dubbi sulla rivendicazione dell’Isis

Il gruppo terroristico Stato Islamico ha rivendicato la strage di Nizza, ma i motivi di Mohamed Lahouaiej Bouhlel, il tunisino di 31 anni che ha stroncato la vita di 84 persone e che sembrerebbe essersi radicalizzato “molto rapidamente, restano un mistero. E’ stata una missione o una propria iniziativa? Era un “lupo solitario” o aveva problemi mentali? Sono domante ancora senza risposta.

Secondo Bernard Cazeneuve, ministro degli Interni francese, si tratterebbe di un nuovo tipo di attacco perpetrato da “individui sensibili al messaggio del Daesh che pongono in essere azioni estremamente violente senza necessariamente aver partecipato a combattimenti, senza necessariamente essere stati addestrati“. I potenziali terroristi, pertanto, sono molto più difficili da individuare.

La stessa famiglia dell’assassino sembra essere stupita: “Non era religioso, non pregava e non digiunava durante il Ramadan. Beveva alcol e, addirittura si drogava“, ha dichiarato il padre di Mohamed Lahouaiej Bouhlel. Era violento e soffriva di depressione. “Quando si arrabbiava gridava e rompeva tutto quello che incontrava nel suo cammino”, ha aggiunto”. Dopo 36 ore dall’attentato di Nizza, lo Stato Islamico ha rivendicato l’autorità del massacro, un tempo troppo lungo rispetto ai tempi abituali di questo gruppo terroristico, sostengono gli esperti. Per questo motivo e per il profilo del responsabile della strage, descritto come un solitario e aggressivo ma non religioso e non radicalizzato, si nutrono forti dubbi sul suo legame con l’Isis.

Secondo la maggior parte degli specialisti, la qualifica di “soldato” che lo Stato Islamico ha attribuito nel suo comunicato a Mohamed Lahouaiej indica semplicemente che si tratta di colui che ha risposto alla chiamata del califfato che invitava a combattere gli infedeli con qualunque mezzo a disposizione.

In diverse occasioni, l’Isis ha lanciato appelli ai suoi seguaci affinché usino qualunque metodo per colpire i civili dell’Occidente e ha indicato l’utilizzo di un auto per travolgere le persone come una delle possibilità. Il 22 di maggio il portavoce ufficiale dell’organizzazione terroristica, Abu Mohamed al Adnani, si è rivolto ai simpatizzanti radicalizzati in Occidente che non possono organizzare un’egira, ossia trasferirsi nel Califfato. “Anche l’azione più piccola che commetterete nel cuore della loro terra è più preziosa del più grande dei nostri attacchi“, affermava dopo aver precisato che ogni metodo, pietre, coltelli, investimenti, veleno o strangolamenti, saranno i benaccetti. “Attaccare coloro che chiamano civili è la cosa migliore e la più utile“, sottolineava.

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