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Nanga Parbat. Individuati i corpi di Nardi e Ballard

E' ufficiale: Daniele Nardi e Tom Ballard sono morti sul Nanga Parbat. Le sagome dei corpi sono statte avvistate sullo Sperone Mummery a 5.900 metri. Dei due alpinisti si erano perse le tracce dallo scorso 24 febbraio.

Esteri
Pubblicato il 9 marzo 2019, alle ore 18:05

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Nanga Parbat. Individuati i corpi di Nardi e Ballard

Non ci sono più speranze di ritrovare vivi l’italiano di Sezze, Daniele Nardi, e l’inglese che viveva in Trentino, Tom Ballard. I corpi dei due alpinisti sono stati individuati grazie alle giacche a vento, una rossa e l’altra blu, che indossavano. I due corpi si trovano a 5900 metri sullo sperone Mummery.

Solo in un’altra occasione, nel giugno del 1970, i due fratelli Messner avevano provato a scalarla in discesa ma anche in quel caso vi fu un tragico epilogo. A perdere la vita fu Guenther Messner e i suoi resti furono ritrovati dopo trent’anni nel punto esatto indicato dal fratello Reinhold.

Daniele Nardi e Tom Ballard erano partiti lo scorso dicembre con la volontà di entrare nella storia dell’alpinismo mondiale: la scalata del Nanga Parbat in inverno.

L’individuazione dei corpi

Dopo l’individuazione dei corpi, le ricerche si sono interrotte; ad ufficializzare il loro decesso è stato l’ambasciatore italiano in Pakistan. I due corpi sono stati già individuati dalla squadra di soccorso guidata dell’alpinista basco, Alex Txikon. Il telescopio ne aveva già segnalato la presenza qualche giorno fa. Per il momento i corpi non possono essere recuperati a causa dell’altitudine e delle condizioni del percorso.

La famiglia di Daniele Nardi su Facebook ha espresso tutto il dolore per la perdita ma ha anche ribadito il profondo rispetto e la condivisione per l’incredibile impresa che l’alpinista italiano voleva realizzare. Le sue parole rimarranno per sempre su quelle montagne: “Voglio essere ricordato come un ragazzo che ha provato a fare una cosa incredibile “.

Di parere opposto invece è la fidanzata dell’alpinista inglese Tom Ballard, Stefania Pederiva che con lui ha vissuto in Trentino e che era contraria sin da subito a questa spedizione intrapresa dal fidanzato: un dolore straziante e una forte rabbia per non aver ascoltato le mie costanti parole che ti dicevano che su quella montagna non dovevi andare.

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Cosa ne pensa l’autore
Beatrice Cinnirella

Beatrice Cinnirella - Sicuramente andrò controcorrente ma un'impresa suicida come questa non la condivido. In pieno inverno, affrontare delle temperature così rigide nonchè sottoporre il proprio corpo ad uno stress così forte non lo trovo una cosa eroica ma piuttosto egoistica. Lasciare un figlio orfano, come nel caso di Nardi, non lo trovo un comportamento degno di un eroe.

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