E’ morto il Mullah Omar, uno degli elementi più noti a chiunque un minimo segua le vicende propinate a reti unificate dai mass media, relative alle imprese dei gruppi terroristici mediorientali. Omar era sulla cresta dell’onda oramai da parecchio tempo: irriducibile epigono del leggendario Osama bin Laden (leggendario quantomeno per tutta quella incredibile serie di mistificazioni sorte attorno alla sua morte, avvenuta in circostanze che risultano ancora oggi straordinariamente caliginose), il Mullah Omar era una delle maggiori icone dei fanatici islamici, insieme all’ex ricercato numero uno dalla CIA.
E sembrava aver ereditato lo stesso, elusivo alone di mistero che già aveva caratterizzato le vicende del suo predecessore. Era il 2011, quando Mohammed Omar venne dichiarato morto per la prima volta. Notizia fallace e priva d’alcun fondamento, lanciata da quella stessa Tolo tv, emittente afghana particolarmente incline ai facili entusiasmi, che solo un anno prima aveva annunciato (sbagliando anche in quel caso) la sua cattura da parte delle forze statunitensi.
Nel 2013 è però iniziata a circolare una voce che, rimbalzando da più fonti non necessariamente interconnesse tra loro, sembrava effettivamente poter avere una non trascurabile parvenza di credibilità: il Mullah Omar è morto; sì, ma stavolta è morto sul serio. L’indiscrezione, proprio in virtù del gran numero di testimonianze, aver acquisito un nuovo spessore. E per la prima volta, risultava effettivamente credibile.
Pioggia di critiche, video e smentite da parte dei talebani: dopo aver perso Osama, perdere anche Omar avrebbe sancito il loro decesso mediatico. Quale altro eroe sarebbe rimasto loro da poter sbattere in prima pagina, immediatamente riconoscibile anche solo da frammenti di nome, dall’infedele Occidente? E allora iniziano i messaggi “contraffatti”, le notizie di incontri di Omar con questo o quel leader locale.
Arriva persino al biografia ufficiale del Mullah, diffusa lo scorso Aprile, in occasione del 19° anniversario della sua nomina a “Comandante dei Credenti” avvenuta nel 1996. Anche questo accadimento non è affatto esente da speculazioni, tutt’altro: tutto ebbe luogo in circostanze quantomeno singolari.
Omar, sedicente voce di Maometto, aveva sfoggiato dinanzi agli adoranti occhi dei fanatici ciò che lui millantava essere il burda del Profeta; ovverosia il suo mantello, celato all’interno di un segretissimo baule. Leggenda vuole che chiunque lo possieda, sai destinato a regnare sulla Comunità Islamica; con le dovute proporzioni, il burda di Maometto è un po’ il corrispettivo islamico di Excalibur.
Insomma, di voci sul conto del leader dei talebani ne sono circolate tante, a tal punto da aver reso estremamente difficoltoso l’esercizio di discernere quelle vere da quelle fasulle. Eppure questa volta la sua morte sembra essere effettivamente cosa solida, reale: l’annuncio è arrivato direttamente dai vertici dei servizi segreti afghani, citati da funzionari del governo locale.
Stando alle indiscrezioni, sembra che Omar possa essere morto addirittura già nel 2013, e che da allora i talebani siano riusciti ad occultare la verità. Quantomeno fino ad oggi.