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Martin Luther King a 50 anni dalla sua morte

In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Martin Luther King, l’America ha ricordato il simbolo della lotta per i diritti civili che mai vacilla ed ha inondato di manifestazioni tutti i luoghi nei quali King ha lasciato il segno.

Esteri
Pubblicato il 5 aprile 2018, alle ore 16:58

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Martin Luther King a 50 anni dalla sua morte

Sono passati 50 anni dall’omicidio del pastore protestante che aveva immaginato un mondo in cui bianchi e neri potessero convivere in pace e godessero degli stessi diritti e opportunità. Resistere. Lottare senza violenza. Protestare silenziosamente per fare più rumore di chi urla. Aspettare e vincere. Queste le tappe delle battaglie di Martin Luther King, il reverendo che convertì in realtà quei sogni che per decenni erano parsi irraggiungibili.

Martin Luther King significava progresso. Probabilmente fu questo il motivo del suo assassinio. Le parole del suo ultimo discorso, “Mountaintop” (cima della montagna) del 3 aprile 1968 offrono ancora oggi uno spunto di riflessione: “Un giorno, dovremo presentarci davanti al Dio della storia. E dovremo rendergli conto di ciò che abbiamo fatto. E mi sembra di sentirlo dire: “Non è stato sufficiente”.

Il quartiere di Sweet Auburn, in Atlanta (Georgia) è oggi Parco Storico Nazionale: ogni anno migliaia di turisti visitano le vie che hanno visto nascere e crescere Martin Luther King, il pastore protestante che ha guidato la lotta per i diritti civili negli Stati Uniti. I bambini che, come lui, vivevano e giocavano in queste vie non avrebbero mai immaginato che un giorno il loro paese avrebbe avuto un presidente nero. La segregazione razziale e la supremazia dei bianchi alimentavano il sogno di un mondo più giusto, ma nelle loro menti infantili, la residenza di Washington aveva un solo colore.

Ieri, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua morte, l’America si è guardata allo specchio della storia e ha ricordato il simbolo della lotta sociale che mai vacilla. La febbre commemorativa ha toccato l’intera nazione sul vivo e ha inondato di manifestazioni tutti i luoghi nei quali King ha lasciato il segno, a partire da Memphis, precisamente dal Motel Lorraine, dove alle 18:01 del 4 aprile 1968 Martin Luther King venne ucciso.

Secondo la versione ufficiale fu James Earl Ray a premere il grilletto e a lanciare la sua carica di odio razziale con una precisione sconvolgente. Da un bagno difronte al balcone del Motel Lorraine, il proiettile attraversò il midollo spinale di Martin Luther King e restò conficcato nelle viscere dell’America, per sempre.

King stesso, a soli 39 anni, intuiva che non c’era più posto per lui in questo mondo. Alla vigilia della sua morte, nel suo ultimo sermone e citando il Deuteronomio, parlò dell’approssimarsi della sua fine e della possibilità di morire per mano di un “fratello bianco malato”. Ed effettivamente un proiettile mise fine a una vita di lotte, ma non poté cancellare i progressi compiuti nel raggiungimento dell’uguaglianza tra bianchi e neri. Quando Martin Luther King morì, era già eterno. Aveva tenuto 2.500 discorsi, vinto il Premio Nobel per la Pace, acceso l’anima di milioni di americani e denunciato l’ingiustizia di un secolo ingiusto.

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Cosa ne pensa l’autore
Rita Piras

Rita Piras - Martin Luther King ha lasciato un segno indelebile, non solo tra gli afroamericani che incitò a lottare per una vita degna, ma in tutti coloro che perseguono la giustizia e la pace. A volte neppure l’inesorabile trascorrere del tempo riesce a cancellare un nome. Ci sono figure che si impongono e resistono all’amnesia collettiva, persone che restano indelebili nella memoria di coloro a cui hanno permesso di realizzare i sogni. Oggi come allora, non c’è giorno in cui la lotta intrapresa da Martin Luther King non riacquisti significato... perché il razzismo e l’odio, si esprimano sotto forma di muri, abusi o delitti, purtroppo sono ancora un tema troppo attuale.

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