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L’Unione Europea bacchetta i Testimoni di Geova: "I dati delle persone vanno tutelati"

La Corte di Giustizia Europa ha stabilito che la comunità religiosa è responsabile del trattamento delle informazioni delle persone che contatta con la predicazione porta a porta

Esteri
Pubblicato il 7 settembre 2018, alle ore 10:47

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L’Unione Europea bacchetta i Testimoni di Geova: "I dati delle persone vanno tutelati"

L’Unione Europea avverte i Testimoni di Geova: la loro attività di predicazione porta a porta deve rispettare le norme in materia di protezione dei dati personali, dato che i suoi membri entrano spesso in possesso di informazioni sensibili sulle persone che contattano, dai dati anagrafici all’orientamento religioso, passando per professioni e situazioni familiari.

La sentenza arriva dopo la disputa accaduta in Finlandia, nazione dove centinaia di Testimoni di Geova russi hanno chiesto asilo politico dopo essere stati messi al bando dal governo di Mosca, che nel 2013 aveva vietato alla comunità religiosa di raccogliere e trattare dati personali durante la loro attività di predicazione pubblica.

Le cause dell’avviso

I Testimoni di Geova sono un’organizzazione religiosa mondiale con sede negli Stati Uniti. Contano 8 milioni di fedeli in tutto il mondo. In Italia sono 200mila e rappresentano la terza religione italiana dopo Cattolicesimo e Islam. La loro attività propagandistica li porta spesso a contattare persone da cui ricevono informazioni riservate e non divulgabili.

La Corte Europea, infatti, ha spiegato che i Testimoni di Geova, durante la loro attività, prendono appunti sulle persone che visitano. Persone che non conoscono né loro né la comunità. Le informazioni raccolte vengono poi registrate in un promemoria per essere utilizzate successivamente senza però il consenso o la consapevolezza del diretto interessato.

Il “database” così costruito finisce per essere disponibile anche agli altri componenti del gruppo che battono lo stesso territorio. Ecco perché, secondo la Corte Europea, l’opera “non costituisce un’attività esclusivamente personale o domestica”, come sosteneva la comunità finlandese dei Testimoni di Geova, ma un’attività pubblica soggetta alle normative europee che regolano le attività religiose.

Si può parlare di archivio perché, pur in assenza di un processo automatizzato, i Testimoni di Geova acquisiscono un insieme di dati personali, come nomi, indirizzi, lavoro, stato civile e altre informazioni, che vengono poi registrati per essere facilmente recuperati e utilizzati per un successivo impiego. E anche da più persone del gruppo.

Cosa che ha spinto l’Unione Europa a stabilire che una comunità religiosa è responsabile in ogni caso della protezione dei dati delle persone. Anche se questi sono raccolti da un singolo individuo e non finiscono nell’archivio della comunità. Perché basta anche che un singolo componente del gruppo diffonda quelle infomazioni perché l’intera comunità ne debba rispondere davanti alla legge.

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - La sentenza della Corte Europa è sacrosanta. La privacy delle persone va difesa. Anche se, a conti fatti, non c'era bisogno di una sentenza per capire che è sbagliato dare informazioni personali a gente che non si conosce. E i Testimoni di Geova, per quanto siano cordiali e rispettosi, sono pur sempre degli sconosciuti. Meglio limitarsi a un confronto biblico senza sconfinare indebitamente in sfere private. Non sarebbe né saggio né opportuno.

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