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L’Ospedale Emergency piange per le donne di Kabul

Nell'ospedale di Emergency è palpabile la sofferenza per le donne di Kabul, perchè con la salita al potere dei talebani le donne afghane saranno private della loro libertà.

Esteri
Pubblicato il 16 agosto 2021, alle ore 14:44

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L’Ospedale Emergency piange per le donne di Kabul

Nell’ospedale di Emergency è palpabile la sofferenza per le donne di Kabul, perchè con la salita al potere dei talebani le donne afghane saranno private della loro libertà professionale e personale, non potranno più lavorare, non potranno più ridere apertamente in pubblico, nè potranno più laccarsi le unghia, indossare gioielli o portare i tacchi, e ritorneranno a coprirsi il viso con il burqa.

“L’unica speranza” sostiene Ornella Spagnolello, siciliana, membro dello staff medico di Emergency a Kabul “è che la città passi ai talebani senza altro spargimento di sangue” allarmata dall’assenza di protezione del paese da parte dell’Occidente, e seriamente preoccupata per il proprio gruppo di lavoro composto da italiane e sudafricane, e per le 4 colleghe afghane impegnate in sala operatoria, tra cui Shakabia, la quarantenne laureatasi in medicina durante la permanenza nel campo profugo in Pakistan, dove era fuggita insieme alla propria famiglia.

Shakabia è sposata con un uomo disoccupato ed è mamma di due figli, ma non intende lasciare la sua patria, è stanca di scappare e di ritornare indietro alla vita di profuga, così sarà costretta ad accettare il suo destino imposto dalla politica restrittiva del regime talebano.

La triste notizia della recente morte di Gino Strada, fondatore di Emergency, l’associazione italiana indipendente che offre gratuitamente cure medico-chirurgiche alle vittime delle guerre e delle mine antiuomo, ha portato dolore e sgomento tra il personale specializzato che ha continuato a lavorare con la professionalità, la dedizione e passione del loro maestro.

“Qui ho visto persone prodigarsi per fare sembrare bello quello che oggettivamente era spaventoso” ha spiegato la Spagnolello “Come Benigni ne ‘La vita è bella’ quando fa credere al figlio che il campo di concentramento sia un parco giochi. Abbiamo visto tante donne e tanti uomini sperare in una vita migliore mentre con lo straccio toglievano il sangue dal pavimento”. Infatti, il pericolo più grande è rappresentato dalle donne che rinunceranno a curarsi, una volta licenziato il personale femminile, facendo precipitare le comunità nel passato più oscuro, e togliendo ai bambini la speranza di un mondo di pace.

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Cosa ne pensa l’autore
Rossana Lucente

Rossana Lucente - La donna ha dovuto sempre lottare per affermare i propri diritti, la propria indipendenza, la propria autonomia ed emancipazione, e, in alcuni paesi islamici, non ha ancora acquisito la libertà di frequentare scuole, lavorare, viaggiare, votare, uscire senza essere accompagnate da un parente maschio, sposarsi per amore, guidare l'auto o indossare vestiti alla moda.

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