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Le macchie solari: le recenti sensazionali scoperte

Pubblicato giovedì sulla rivista Physics of Plasmas, lo studio guidato da Thomas Jarboe pone le basi per una sorprendente rivisitazione della comprensione delle macchie solari.

Esteri
Pubblicato il 23 settembre 2019, alle ore 19:23

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Le macchie solari: le recenti sensazionali scoperte

Le macchie solari, punti scuri sulla superficie del Sole, ogni 11 anni aumentano il loro numero: la recente ricerca, pubblicata giovedì sulla rivista Physics of Plasmas, focalizza l’attenzione su queste particolarità del Sole, visibili tramite telescopio, all’interno di un sottile strato superficiale caratterizzato da plasma.

Gli elettroni fluttuanti ed il flusso magnetico scorrerebbero a differenti velocità, conducendo a colpi di scena magnetici, alla stregua di un reattore a fusione: secondo Thomas Jarboe, autore dello studio e professore di aeronautica ed astronautica all’università di Washington, durante gli anni questo strato crescerebbe fino a perdere stabilità, distendendosi conseguentemente.

Ne deriverebbe quindi il capovolgimento del campo magnetico, in concomitanza con lo spostamento dello strato in una direzione differente: alla stessa velocità dei flussi le macchie solari apparirebbero quindi maggiori, così come a discordante rapidità il loro numero risulterebbe minore. Basti pensare ad esempio al periodo, intercorso tra il 1645 ed il 1715, denominato Minimo di Maunder in onore degli astronomi britannici Maunder Edward Walter e Annie Russell: in sua concomitanza la Terra si raffreddò consistentemente inducendo, in merito alla correlazione tra i due eventi, innumerevoli riflessioni nella comunità scientifica.

Lo strato avrebbe uno spessore che varierebbe dalle 100 alle 300 miglia, rispetto al diametro solare di ben 864.240 miglia: frutto dei supergranuli presenti nello strato sottile, le macchie solari sono state oggetto di studio per un secolo ed ora i ricercatori potrebbero acquisire un nuovo strumento per affinare le loro ricerche. Utilizzando un reattore a spheromak, l’autore ha modellato il comportamento delle macchie, riuscendo anche a porre le basi per una maggiore comprensione della struttura magnetica del Sole.

Prima dei risultati di questo studio la scienza si basava su una spiegazione differente per comprendere le macchie solari, ponendo il suo maggiore focus di attenzione sulla generazione di una macchia posta al 30% della profondità solare, che sarebbe uscita tramite una sorta di corda plasmatica attorcigliata.

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Cosa ne pensa l’autore
Lara Tubia

Lara Tubia - Incredibili i risultati di questo recente ed affascinante studio condotto da Thomas Jarboe: mi auguro che la sua speranza di ricerca venga accolta tra gli scienziati, per poter approfondirne i risultati e giungere ad una maggiore comprensione relativamente alle macchie solari, fondamentale per comprendere anche l’evoluzione ed il futuro del nostro pianeta.

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