Iscriviti

L’Australia contro la Nutella: le sue nocciole sarebbero ottenute sfruttando lavoro minorile

I più grandi supermercati australiani hanno messo all’indice la Ferrero, accusata di produrre Nutella facendo uso di nocciole turche, il più delle volte raccolte sfruttando il lavoro minorile o delle minoranze curde.

Esteri
Pubblicato il 27 settembre 2019, alle ore 17:44

Mi piace
8
0
L’Australia contro la Nutella: le sue nocciole sarebbero ottenute sfruttando lavoro minorile

Dopo le aspre polemiche legate all’utilizzo dell’olio di palma, la tanto golosa Nutella finisce nuovamente nell’occhio del ciclone per via di un altro ingrediente. A non convincere le maggiori catene di supermercati australiani sono le nocciole utilizzate dal colosso di Alba per produrre alcuni prodotti, tra cui la più celebre delle creme spalmabili.

La diatriba è nata a seguito della diffusione di un rapporto della BBC riguardante lo sfruttamento del lavoro minorile. Dallo stesso è emerso che la Turchia è uno dei paesi che ne fa più largo uso, non disdegnando l’impiego di bambini che hanno poco più di 10 anni d’età. Il malcostume dilaga anche nella raccolta delle nocciole, prodotto che rientra a pieno titolo nella lista di ingredienti della Nutella.

Se poi si aggiunge che la Turchia produce da sola il 75% dell’output mondiale di nocciole – di cui un terzo circa acquistato dalla Ferrero – a quel punto non può non farsi avanti il sospetto che il colosso dolciario italiano si avvalga indirettamente dello sfruttamento del lavoro minorile.

Ma oltre ai bambini, il rapporto dell’emittente britannica aggiunge che a raccogliere le nocciole figurano anche intere squadre di lavoratori stagionali curdi, costretti a vivere confinati nelle zone più remote del sud-est del paese. A costoro viene il più delle volte corrisposta una paga che non supera gli 11 euro per un’intera giornata di lavoro.

Woolworth, Coles e IGA, le più conosciute e diffuse catene di supermercati australiani, hanno quindi chiesto spiegazioni alla Ferrero, che dovrà ora rispondere delle accuse di avvalersi di lavoro sia minorile che sottopagato. La società italiana ha già anticipato che pur dovendo ammettere che “questa complicata catena di approvvigionamento rende difficile accertare esattamente da dove provengano le nocciole”, da anni si batte per prevenire ed eliminare ogni genere di sfruttamento. Da qui si spiega il suo impegno volto a promuovere un cambiamento sostenibile nel settore della produzione di nocciole, attraverso la promozione di specifiche campagne di sensibilizzazione, programmi di tracciabilità, codici di condotta interna e partnership con organizzazioni affidabili come Ilo e Utz.

Non da ultimo la società di Alba ha sottolineato: “Chiediamo sempre più trasparenza a tutti gli stakeholder per migliorare qualità e sostenibilità in linea con il nostro piano di tracciabilità che coprirà il 100% delle nocciole, entro il 2020”.

Video interessanti:
Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Ferrero non potrà forse sapere cosa c’è dietro ogni singola nocciola impiegata nei suoi processi produttivi, ma potrà sicuramente porre ancora più attenzione alle politiche di approvvigionamento delle proprie materie prime. Medesimo approccio dovrebbero avere anche tutte le altre aziende, e non solo quelle del settore alimentare. Solo così si potrà contribuire a ridurre il problema dello sfruttamento di lavoro sottopagato o minorile. Dall’altra parte non è nemmeno corretto mettere in piedi una caccia alla streghe, anche perché se dovessimo andare a guardare nello specifico di ogni singola realtà, ci troveremmo a boicottare qualsiasi prodotto.

Lascia un tuo commento
Commenti

Non ci sono ancora commenti su questo contenuto. Scrivi la tua opinione per primo!