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L’affondo del "New York Times" su Karol Wojtyla: “Fatto santo troppo in fretta”

Le recenti inchieste sul cardinale McCarrick - espulso dal collegio cardinalizio per pedofilia - e un documentario della tv polacca TVN sulla condotta poco cristallina di Stanislaw Dziwisz, gettano pesanti ombre sul pontificato di Giovanni Paolo II.

Esteri
Pubblicato il 17 novembre 2020, alle ore 17:15

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L’affondo del "New York Times" su Karol Wojtyla: “Fatto santo troppo in fretta”

Con un editoriale che sta facendo molto discutere, il New York Times è entrato nel merito della figura di Giovanni Paolo II, il pontefice polacco morto nel 2005 e fatto santo da Papa Francesco nel 2014. Stando a quanto pubblicato sul quotidiano statunitense, alcune scelte messe in atto da Karol Wojtyla sarebbero talmente controverse da far sorgere più di un dubbio sulla sua canonizzazione

Come fatto presente dai giornalisti d’Oltreoceano, dopo più di un decennio di dubbi, in queste ultime settimane sono affiorati ulteriori torbidi dettagli legati al suo pontificato. Il primo è legato all’inchiesta sul potentissimo Tehodore McCarrick, nominato cardinale e arcivescovo di Washington dallo stesso Giovanni Paolo II e destituito nel 2018 da papa Francesco per pedofilia e ripetuti abusi sessuali.

A sollevare indignazione è stata la modalità attraverso la quale si è giunti alla promozione dell’ex arcivescovo della capitale americana. A nominarlo fu lo stesso Giovanni Paolo II, che a quanto pare fu però informato da altri prelati delle accuse di pedofilia a suo carico. Perplesso sul da farsi, il papa polacco lo nominò dopo aver ricevuto una lettera che lo stesso McCarrick scrisse a Stanislaw Dziwisz, segretario particolare del papa, assicurando che in vita sua non aveva mai avuto alcun rapporto sessuale con “maschio o femmina, giovane o vecchio, chierico o laico”. 

Alla luce di quanto emerso, la figura di Stanislaw Dziwisz appare quantomai cruciale. L’ex fidatissimo e inseparabile braccio destro di Karol Wojtyla, è finito nell’occhio del ciclone anche per via di un documentario realizzato dal canale tv polacco TVN. A quanto pare in più di un’occasione sarebbe stato proprio lui a insabbiare le segnalazioni sulle molestie ricevute da tutto il mondo. Avrebbe inoltre indirizzato le scelte del papa e avrebbe intascato fino a 50.000 dollari da chi gli chiedeva di poter partecipare alle messe private del pontefice.

Tenendo conto di questi dettagli venuti recentemente a galla, il New York Times punta il dito contro la Chiesa Cattolica, rea di essersi “mossa con velocità spericolata per canonizzare Giovanni Paolo” senza però aver dato alcun peso a questo genere di voci e considerazioni. Forzare la santificazione chiedendo la dispensa dal termine stabilito di cinque anni dalla morte per l’apertura della procedura, sarebbe stato un errore che condanna la Chiesa di oggi a vivere “intrappolata nelle sue stesse macerie”.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - I 27 anni di pontificato di Giovanni Paolo II sono stati spesso oggetto di critiche e accuse. A chi lo ha preso di mira per aver appoggiato i regimi di destra del Sudamerica, c’è stato chi ha condannato la sua posizione ultraconservatrice sull’omosessualità, sui contraccettivi, sull’abolizione della figura dell’avvocato del diavolo, che di fatto ha tramutato la Chiesa in una fabbrica di santi e beati. Tralasciando questi aspetti, al momento quello che in molti vorrebbero chiarire è il ruolo di Dziwisz: il segretario tramava alle spalle del pontefice approfittandosi della sua malattia, oppure lo aveva informato delle molteplici accuse di pedofilia che arrivavano da ogni parte del mondo? A chi è convinto della sua complicità, c’è anche chi afferma che provenendo da un paese comunista, Karol Wojtyla era spesso venuto a conoscenza di accuse di pedofilia create ad arte dal regime per screditare la Chiesa. A poter chiarire tutto si spera che verrà effettivamente istituita una commissione d’inchiesta, invocata a gran voce non solo dai giornalisti e vescovi polacchi, ma anche dallo stesso Dziwisz.

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