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Lady D, il patologo che indagò sul decesso: “Morì per una ferita non vista”

Richard Shepherd, il patologo che indagò sull’incidente in cui morì la principessa Diana, attraverso un’intervista esclusiva rilasciata al settimanale “Oggi” ha ribadito che, seppur ferita, la madre di William e Harry poteva essere salvata.

Esteri
Pubblicato il 20 maggio 2020, alle ore 14:45

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Lady D, il patologo che indagò sul decesso: “Morì per una ferita non vista”

A oltre 20 anni dalla sua scomparsa, il ricordo della principessa Diana è più vivo che mai. Le vicende della sua tormentata esistenza continuano a far discutere, così come i numerosi dettagli che la stampa ripropone sul suo conto, tutti aspetti che alimentano un mito che nessuno tra i sudditi di Sua Maestà è stato in grado di dimenticare.

Non a caso, recentemente ha destato molto scalpore la dichiarazione di Broderick Munro-Wilson, un vecchio amico del principe Carlo d’Inghilterra, secondo il quale quando quest’ultimo si trovò a dover scegliere tra un rosa di possibili mogli, fatta eccezione per Carolina Ranieri di Monaco, non ne trovò nemmeno una all’altezza. Poco allettato dalle candidate tra cui poteva scegliere, il futuro erede al trono si lasciò scappare un poco lusinghiero “Potrei diventare gay?”.

Costretto a sposarsi con una donna che non amava, il principe Carlo si mostrò sempre molto freddo nei riguardi della consorte, tanto che nel documentario di prossima uscita intitolato “Being Me: Diana, si porta alla luce un inquietante retroscena: profondamente infelice per una relazione dove non si sentiva considerata, la madre di William e Harry tentò il suicidio per ben quattro volte. Ma oltre alla crisi coniugale, un altro aspetto tutt’oggi molto controverso è legato al mistero della morte della principessa.

Causato da un incidente automobilistico avvenuto il 31 agosto 1997 nel tunnel sotto il ponte dell’Alma, la dinamica di quello schianto non è mai stata del tutto chiarita. Sul punto il settimanale “Oggi” ha voluto sentire il parere di Richard Shepherd, il patologo forense che indagò sulle cause del decesso dell’ex moglie del principe Carlo. Attraverso questa intervista esclusiva, il medico legale ha ribadito che Diana poteva essere salvata se non fosse stato per una ferita non vista.

Precisando che il suo corpo era incastrato dietro il sedile del bodyguard, agli occhi dei soccorritori appariva sì ferita, ma cosciente e stabile. Purtroppo per lei, “nessuno poteva sapere che Diana aveva un piccolissimo strappo, nascosto ma molto profondo, nella vena polmonare”. La ferita, sanguinando, ha progressivamente aggravato le sue condizioni di salute. “Soltanto più tardi in sala operatoria è stato individuato il vero problema e si è cercato di chiudere la vena. Ma purtroppo era troppo tardi”, ha concluso il patologo.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Leggendo le dichiarazioni del patologo, bisogna dedurre che la morte di Diana è stata causata da una catena sfortunata di eventi. A creare più dubbi non è tanto la posizione di Lady D, ma quella dell’autista Henri Paul. Dal suo punto di vista, è davvero strano che nel sangue dell’uomo siano state trovate tracce di monossido di carbonio e di una medicina usata per combattere i vermi nell’intestino dei bambini. Anche i prelievi ematici pare siano stati scambiati, tutti indizi che, aggiunti ai numerosi sospetti, ai tentativi di depistaggio e ad una lunga serie di fatti inspiegabili, non metteranno mai a tacere l’ipotesi del complotto.

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