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La salma di Soleimani torna in Iran e viene accolta da una numerosa folla in più località dello Stato

L'Iran per la prima volta rende omaggio pubblico ad un singolo in più località. La tensione è palpabile e pare che non vi sia stato un tale cordoglio e una tale rabbia nemmeno nel 1989 in occasione della morte di Khomeini.

Esteri
Pubblicato il 5 gennaio 2020, alle ore 18:46

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La salma di Soleimani torna in Iran e viene accolta da una numerosa folla in più località dello Stato

È giunto in Iran il corpo del generale Qasem Soleimani, ucciso da un raid USA nei pressi di Baghdad il 3 Gennaio scorso. In risposta all’attacco subito dall’ambasciata americana, gli USA hanno organizzato un raid dove, grazie anche al supporto di droni particolarmente sofisticati, hanno colpito a morte il generale sciita.

Nello stesso attacco, è stato eliminato e ucciso anche Abu Mahdi al-Muhandis, importante esponente della rete di milizie sciite. L’attacco è stato attentamente studiato per proteggere cittadini USA in terra straniera, come si deduce dal comunicato stampa ufficiale del Pentagono: “Su istruzioni del presidente i militari americani hanno intrapreso una decisa azione difensiva con l’uccisione del generale Qasem Soleimani per proteggere il personale americano all’estero”.

Il feretro è stato accolto da migliaia di persone che, lungo le vie, si percuotevano il petto vestite di nero in espressione di cordoglio. Da Ahvaz, nel sud del paese, la salma sarà trasferita a Mashhad prima e a Teheran e Qom successivamente, per poi giungere alla città natale, Kerman, per la sepoltura nella giornata di martedì.

Si prevede che la folla, inneggiante con drappelli rossi (il colore del martirio) e verde (il colore dell’Islam) e col ritratto del generale, riempirà strade e piazze anche nei prossimi giorni. Si tratta del primo omaggio pubblico a un singolo in più località. La tensione è palpabile e pare che non vi sia stato un tale cordoglio e una tale rabbia nemmeno nel 1989, in occasione della morte di Khomeini.

Mohammadreza Naghdi, vice di Soleimani e attuale leader alla guida delle forze Quds dei Guardiani della Rivoluzione, ha dichiarato: “Se le forze americane vogliono rimanere in vita, dovrebbero evacuare le loro basi militari nella regione e andarsene”, ma il presidente americano Donald Trump non pare intimorito dalle minacce e controbatte annunciando avere già un elenco di più di 50 bersagli da colpire in terra iraniana se necessario.

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Cosa ne pensa l’autore
Raffaella Dellea

Raffaella Dellea - Difficile rimanere neutrali davanti al dolore e alla violenza. Questo episodio rischia di far esplodere tensioni e rancori. Il presidente USA appare, come sempre, sicuro di sé e difende la sua scelta, ma si corre il rischio di trasformare un generale pericoloso e violento in un martire agli occhi di molti.

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Commenti
Fabrizio Ferrara
Fabrizio Ferrara

05 gennaio 2020 - 18:48:00

Sarà anche stato un generale pericoloso e violento ma, intanto, è l'uomo a cui si deve principalmente (assieme alle forze russe sul campo) la sconfitta dell'Isis in Siria.

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