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Jaxa, un’aspirapolvere spaziale per interrogare l’asteroide 162173 Ryugu

La sonda Hayabusa2 dell'agenzia spaziale giapponese ha effettuato con successo il touchdown di 1 secondo, essenziale per aspirare campioni di polvere e detriti dell'asteroide.

Esteri
Pubblicato il 25 febbraio 2019, alle ore 20:00

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Jaxa, un’aspirapolvere spaziale per interrogare l’asteroide 162173 Ryugu

Alle 00:15 (ora italiana) di venerdì 22 febbrario, dopo una giornata di lenta discesa, Hayabusa2 (trad. Falco Pellegrino) ha sfiorato il suolo dell’asteroide Apollo 162173 Ryugu, aspirando una buona quantità di polveri e detriti. La sonda, lanciata nello spazio il 3 gennaio 2014 dall’agenzia spaziale giapponese JAXA, è in missione per studiare nel dettaglio questo oggetto potenzialmente pericoloso in orbita tra Marte e Giove, attraverso l’analisi di alcuni campioni prelevati direttamente dalla sua superficie. Lo scopo della missione è quello di chiarire le origini del sistema solare, interrogando a fondo questa roccia spaziale primitiva e incontaminata

Il touchdown si è verificato con estrema precisione nella notte tra il 21 e 22 febbraio 2019, ed è durato per appena 1 secondo, giusto il tempo di sollevare un pò di polveri destinate ad un viaggio verso la Terra. Proprio come un’aspirapolvere, Hayabusa2 ha aspirato un cospicuo (si spera) malloppo di polveri e detriti, dopo averlo sollevato (complice la bassissima atmosfera di Ryugu) con uno sparo di un piccolo proiettile da 5 grammi di tantalio alla velocità di 300 m/2, cioè 1000 km/h. Lo strumento che ha prelevato la nube ha la forma di un corno d’acciaio di circa un metro, dopo una lenta discesa partita a 20 km dalla superficie di Ryugu durata un’intera giornata. 

La sonda ha svolto un atterraggio a meno di 1 mt al secondo per il primo tempo e a 10 cm al secondo per la fase finale, raggiungendo valorosamente l’asteroide che si trova ad una distanza dalla Terra di 340 milioni di km. Il team della JAXA ha agito diversamente rispetto alle programmatissime agenzie spaziali NASA e ESA: contrariamente a quanto possiamo immaginare, Hayabusa 2 ha provato sul posto diverse esercitazioni per permettere un esito positivo della missione. Un team di scienziati ha verificato per mesi le possibili strategie da mettere in pratica durante la delicata fase dell’atterraggio, dato che la sonda, dopo circa tre anni e mezzo dalla partenza, è arrivata nei pressi dell’asteroide nel giugno 2018. 

Tutto ciò è stato possibile grazie all’intervento dei saltellanti Minerva (Minerva 1-A e Minerva 1-B), i due mini-rover da circa 1 kg ciascuno lanciati il 21 settembre 2018 e capaci di generare immagini stereo di Ryugu, che hanno inviato sulla terra le prime immagini della superficie dell’asteroide. Successivamente, il lander Mascot, uno scatolotto spaziale dotato di un’unica batteria da 16 ore, che ha utilizzato una fotocamera, un radiometro, uno spettrometro infrarosso e un magnetometro, ha concluso l’esplorazione e ha convinto sufficientemente Hayabusa 2 ad atterrare. 

La missione sembra non essere del tutto conclusa, dato che molto probabilmente i touchdown saranno ripetuti per almeno un paio di volte nelle prossime settimane. La sonda farà ritorno sulla Terra solo nel 2021, quando potremo finalmente chiarire quanta polvere sia stata prelevata e se, come ipotizzato, questa roccia ricca di carbonio contenga al suo interno grandi quantità di acqua. 

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Cosa ne pensa l’autore
Giada Tortora

Giada Tortora - Gli impatti degli asteroidi hanno sempre preoccupato l'uomo, poiché rappresentano una delle minacce spaziali più gravi per il nostro pianeta Terra. Di contro, sapere che queste rocce possono aiutarci a chiarire le origini del nostro sistema solare è una bella notizia, capace di riempirci e nutrirci di nuove felici speranze.

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