Sono state sospese fino a data da destinarsi le operazioni per la riconquista di Tikrit, nella quale erano impegnati circa 20.000 miliziani sciiti e 3.000 soldati dell’esercito iracheno, che avevano dato il via ai combattimenti per liberare la città dai fondamentalisti islamici circa due settimane fa. La caduta delle milizie dell’Isis a Tikrit sembrava oramai solo una questione di tempo, visto il feroce assedio al quale l’Iraq aveva sottoposto la roccaforte dello Stato Islamico, grazie anche al supporto dei raid aerei della Coalizione internazionale. Ma quest’oggi l’esercito ha deciso di sospendere l’offensiva, lasciando per ora il centro cittadino in mano all’Isis.
A riferire la notizia dello stop ai combattimenti è il Ministro dell’Interno iracheno Mohammed al-Ghabban il quale, citato dal Washington Post, ha affermato che la tregua sarebbe dovuta all’elevato numero di vittime tra le fila degli iracheni nel corso degli ultimi 15 giorni. Secondo le stime fornite sempre dal WP, solo al cimitero sciita di Najaf si contano circa 60 nuovi morti al giorno. Numeri particolarmente elevati, che hanno spinto l’Iraq a rompere l’assedio alla città che diede i natali a Saddam Hussein.
L’esercito iracheno e le milizie alleate avevano riferito di avere il totale controllo del campo di battaglia sin da settimana scorsa, affermando di avere circondato gli estremisti dell’Isis all’interno delle rovine del centro di Tikrit. Ma man mano che i giorni passavano, erano sempre più frequenti le critiche riguardo all’andamento delle operazioni: l’opinione pubblica si chiedeva infatti perché mai un contingente forte di circa 30.000 soldati fosse incapace di scacciare quel che rimaneva delle milizie dello Stato Islamico dalla città, nonostante la soverchiante superiorità numerica.
Mohammed al-Ghabban ha spiegato così, nel corso di un intervento al canale di Stato Al Iraqiya riportato dal New York Times, la pausa alle ostilità: “Vogliamo dare alla gente di Tikrit la possibilità di evacuare le aree allo scopo di salvare le loro vite, e provare a preservare, per quanto possibile, le infrastrutture cittadine. Non vogliamo che la città venga distrutta-ha proseguito il Ministro dell’Interno iracheno-e vogliamo provare a ridurre il numero di perdite tra le forze di sicurezza”.
Lo stesso al-Ghabban ha inoltre spiegato che le zone-chiave della battaglia sono comunque rimaste in mano all’esercito iracheno, minimizzando così la scelta della tregua momentanea. Ancora il NYTimes ha reso noto come l’Iran abbia reagito immediatamente una volta giunta la notizia della tregua concessa ai miliziani dell’Isis, provvedendo ad inviare armi all’Iraq per aiutare a compiere l’impresa di riconquistare Tikrit; una situazione che preoccupa non poco la Comunità internazionale, nell’ambito dei possibili futuri equilibri di potere nello scacchiere Mediorientale.