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Iran: decapitata a 13 anni dal padre perché amava un ragazzo più grande

Romina Ashrafi è stata uccisa dal padre con un machete nel sonno. La sua colpa, causa di un delitto d'onore che ha scosso tutta la comunità iraniana, amare un ragazzo più grande di lei.

Esteri
Pubblicato il 9 giugno 2020, alle ore 00:36

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Iran: decapitata a 13 anni dal padre perché amava un ragazzo più grande

La morte cruenta della giovane Romina Ashrafi ad opera del padre ha scosso l’intera comunità iraniana facendo riemergere la vecchia questione del c.d delitto d’onore ancora considerato quasi legale dal codice penale islamico. La giovane Romina aveva solo 13 anni e la sua colpa è stata solo quella di innamorarsi di un ragazzo più grande di lei, un uomo di 35 anni, e con lui era riuscita anche a concretizzare la fuga dalla casa di famiglia.

La polizia però ha costretto la ragazza a ritornare a casa, nonostante la stessa avesse detto ai poliziotti di temere per la sua incolumità. Il padre, infatti, da sempre contrario alla relazione intrapresa dalla figlia, approfittando di un momento di assenza della moglie, mentre Romina stava dormendo, l’ha trucidata nel sonno con un machete.

Secondo le fonti locali, l’uomo si sarebbe consegnato alle autorità senza opporre resistenza ed ancora con in mano l’arma del delitto. Il violento episodio ha scosso l’opinione pubblica e non solo. Il presidente Hassan Rouhani ha emesso un “ordine speciale” per indagare sull’omicidio e per far approvare un disegno di legge che modifichi immediatamente il reato del delitto d’onore, imponendo l’applicazione di pene più severe.

La ferocia di questo omicidio ha riaperto vecchie ferite nel Paese, come la questione del delitto d’onore, considerato un reato minore per cui non punito in base alla reale gravità dello stesso, ed il fenomeno delle spose bambine. Infatti, il codice fissa a 13 anni per le donne e a 15 per gli uomini l’età per poter accedere al matrimonio.

In virtù poi dell’articolo 220 del codice penale islamico, il reato del delitto d’onore non prevede la pena di morte per l’assassino, in quanto il padre viene considerato come il guardiano della figlia. Le conseguenze legali per il compimento di un reato di tal genere prevedono solo un indennizzo. 

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Cosa ne pensa l’autore
Beatrice Cinnirella

Beatrice Cinnirella - È surreale pensare che la morte violenta di una tredicenne non valga nulla per il codice penale islamico. La cruenta fine di questa giovane donna ha scosso le coscienze iraniane tanto da volere un rapido cambiamento dell'articolo 220. Dubbi e perplessità ruotano attorno a questa triste vicenda dai contorni macabri. Mi auguro che vi sia una repentina riforma di questo articolo e che il padre-assassino paghi per lo scempio commesso.

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