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Indonesia: niente più test di verginità per le reclute donne nell’esercito

In Indonesia le donne aspiranti reclute dell'esercito non dovranno più sottoporsi al "test delle due dita" per verificarne la verginità. Nel caso in cui il loro imene fosse rotto, finora non venivano ritenute idonee ad entrare nell'esercito.

Esteri
Pubblicato il 16 agosto 2021, alle ore 11:08

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Indonesia: niente più test di verginità per le reclute donne nell’esercito

L’esercito Indonesiano ha annunciato che non porterà più avanti la pratica che obbligava le aspiranti donne che volevano unirsi all’esercito a sottoporsi ad un esame vaginale per dimostrare la loro verginità. La pratica sessista ed arcaica, definita “il test delle due dita”, era ufficialmente parte del processo di ammissione all’esercito indonesiano per tutte le donne che volevano farne parte.

Nel test, ancora in uso in India, Egitto ed Afghanistan, gli ispettori verificano se l’imene delle reclute sia intatto. In caso negativo, le donne tacciate come persone che hanno fatto sesso, e  quindi non viene loro consentito di entrare nell’esercito in quanto la loro presunta attività sessuale pregressa può “danneggiare l’immagine dell’esercito“.

Secondo quanto affermato dal capo dell’Esercito Andika Perkasa, la pratica invasiva sarebbe adesso finita. “In precedenza per le reclute femminili era parte delle valutazioni, ma ora non lo faremo più“, ha detto davanti ai giornalisti a Balikpapan, aggiungendo che l’esercito cerca sempre di imparare e migliorare l’organizzazione interna.

La Komnas Perempuan, la Commissione Nazionale sulla Violenza Contro le Donne, ha accolto con piacere la notizia, definendo la pratica discriminatoria ed invasiva, ma chiede le prove che dimostrino che non sia più effettivamente messa in atto. “Ci serve la certezza che il ‘test della verginità’ sia finito“, ha chiesto la presidentessa dell’associazione.

Il test è stato dichiarato “illegittimo” dalla Organizzazione mondiale della sanità nel 2014, ed è stato accusato di esistere solo per discriminare le donne ed impedire loro di lavorare nell’esercito. “Il comando dell’Esercito ha fatto la cosa giusta, ora è responsabilità dei comandi e battaglioni territoriali iniziare a seguire questi ordini, e riconoscere la natura non scientifica e lesiva dei diritti umani di questa pratica“.

Nel 2015 il test era stato definito una “questione di sicurezza nazionale“, con un generale che aveva dichiarato che le reclute donne che avevano perso la verginità senza sposarsi “non hanno lo stato mentale corretto per essere soldatesse. Non possiamo accettare potenziali soldatesse come queste“.

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Cosa ne pensa l’autore
Anna Santini

Anna Santini - Sono veramente senza parola, ogni scusa è buona per sminuire, bloccare, discriminare e abusare delle donne. Stranamente se un uomo ha fatto sesso, la cosa non lede l'immagine dell'esercito o non lo rende meno adatto ad essere un soldato. Se però una donna ha avuto l'ardire di perdere la verginità, diventa una questione di sicurezza nazionale apparentemente.

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