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India: è tornata a casa la bambina prematura più piccola del mondo

Venuta alla luce con un peso di soli 400 grammi, prima di essere dimessa, Manushi ha dovuto trascorrere in ospedale i suoi primi sei mesi di vita. Nata alla 28esima settimana, la piccola ha smentito le previsioni dei medici che la davano per spacciata.

Esteri
Pubblicato il 16 gennaio 2018, alle ore 16:59

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India: è tornata a casa la bambina prematura più piccola del mondo

La storia della piccola Manushi è davvero commovente. Venuta alla luce lo scorso 15 giugno nel Rajasthan, in India, non sembrava proprio essere nata sotto una buona stella. Prematura di sole 28 settimane, non respirava autonomamente, ma soprattutto pesava solamente 400 grammi. Per i medici le sue chances di sopravvivenza erano pressoché nulle. Eppure, nonostante tutti i pronostici sfavorevoli, la piccola non si è data per vinta, e dopo aver trascorso più di sei mesi in ospedale, è stata dimessa.

Ed è stato proprio il suo attaccamento alla vita ad averle permesso di poter tornare a casa. Nessuno pensava che ce l’avrebbe fatta. Come se non bastasse, i medici avevano fatto presente ai genitori che anche qualora fosse sopravvissuta, le possibilità di non riportare danni cerebrali erano molto basse, stimate nell’ordine dello 0,5%. E anche questo miracolo si è avverato. Manushi ora sta bene, tanto da essere stata affidata alle premurose cure dei suoi genitori.

A raccontare questa storia a lieto fine ci ha pensato un articolo apparso sul The Independent. Secondo il quotidiano britannico, la bambina indiana rientra nel ristretto club dei neonati più piccoli del mondo che nonostante le loro condizioni avverse, sono riusciti a sopravvivere.

Nata grazie ad un cesareo d’urgenza dopo un’ecografia dalla quale non si riscontrava l’afflusso di sangue al feto, la piccola aveva piedi microscopici, organi sottosviluppati e pelle sottilissima. Sunil Janged, il medico che ha seguito la storia della piccola Manushi, all’atto della nascita non sapeva davvero cosa aspettarsi. Lo scetticismo iniziale ha preso sempre più piede, soprattutto dopo i primi giorni in cui la bambina perdeva ulteriore peso.

A quel punto è stata sottoposta ad una nutrizione parenterale totale, in altre parole le è stata praticata la somministrazione di tutto ciò che è essenziale per poter vivere. Oltre a ciò si è cercato di scongiurare qualsiasi tipo di infezione. Flebo, trasfusioni e supporto respiratorio hanno preservato il funzionamento del suo corpicino. Al resto ci ha pensato l’immane forza di volontà della piccola, che ha lottato per rimanere aggrappata alla vita con tutte le sue energie.

Seeta, la 48enne madre della neonata, ha spiegato che sua figlia: “ha combattuto, combattuto e combattuto contro tutte le avversità, e ce l’ha fatta”. Un successo davvero insperato che ha rallegrato anche i medici che l’avevano in cura, i quali hanno deciso di rinunciare al loro compenso.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Quella di Manushi è una storia a lieto fine che può essere definita un miracolo. La neonata indiana ha dimostrato al mondo intero che lottando si possono superare anche quelle avversità che appaiono insormontabili. Il suo esempio ancora una volta ci fa comprendere che anche chi è dato per spacciato, in fin dei conti può aver diritto di sperare, anche perché la speranza è sempre l’ultima a morire.

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