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Il DNA antico e la durata della vita degli esseri primitivi

Gli scienziati australiani hanno calcolato la durata della vita degli animali estinti, compresi i nostri antenati, a partire dal DNA che si sono lasciati alle spalle nel corso dei secoli.

Esteri
Pubblicato il 20 dicembre 2019, alle ore 01:46

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Il DNA antico e la durata della vita degli esseri primitivi

Gli scienziati australiani hanno scoperto che i nostri “cugini” estinti, in modo particolare i Neanderthal e i Denisovan, avevano un’aspettativa di vita pari a circa 38 anni, meno della metà rispetto a quelle moderne dell’uomo sapiens sapiens. Ricercatori australiani, hanno anche analizzato il DNA di specie viventi, come le balene testa di prua ed i mammuth lanosi, per i quali non si conosce ancora molto poichè si tratta di specie molto particolari e rare.

Il mammuth lanoso viveva fino a circa 60 anni, mentre invece la balena testa di prua potrebbe essere il mammifero più longevo, raggiungendo più di 250 anni di età. Conoscere la durata della vita di un animale estinto può fornire informazioni sulla loro ecologia e storia. Se una specie non raggiunge periodi di vita nella norma vivendo allo stato selvatico, questo potrebbe indicare pressioni ambientali che spingono la specie verso l’estinzione vera e propria.

Gli scienziati australiani hanno utilizzato il DNA per stimare la durata della vita di una specie, osservando i cambiamenti nei suoi tratti legati all’invecchiamento. Questi cosiddetti “orologi a DNA” sono stati utilizzati per prevedere la durata massima di vita degli animali sia vivi che morti. Il calcolo della durata della vita dei nostri parenti stretti fornisce indizi su come la medicina moderna ed i cambiamenti nello stile di vita ci hanno aiutato a vivere più a lungo e meglio dei nostri antenati, i Neanderthal ed i Denisovan.

Negli ultimi 200 anni, l’aspettativa di vita media degli esseri umani è più che raddoppiata, senza contare la qualità della vita stessa. La ricerca può anche dirci di più sull’ecologia e l’evoluzione delle specie viventi ed estinte e come proteggere le specie che rischiano l’estinzione al giorno d’oggi in modo tale da non perdere le informazioni a loro legate.

Gli scienziati australiani hanno riferito inoltre che ereditando il dna dai nostri avi, ereditiamo anche una serie di comportamenti che si traducono nella nostra realtà quotidiana, in positivo o in negativo. Il DNA si può trascrivere modificando i segnali biochimici ed elettrici che partono dalla nostra mente.

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Cosa ne pensa l’autore
Carlo Crescenzi

Carlo Crescenzi - Non saprei indicare un approccio ed una metodologia più valida per studiare le specie del passato e rilevare dei dati che possano esserci utili nel presente e soprattutto nel futuro. Probabilmente questo approccio è anche il più accurato dal punto di vista scientifico. Potrà servire senza dubbio a proteggere le specie animali attuali dall'estinzione e a cercare di migliorare quanto più possibile la qualità della vita di tutte le specie, umane ed animali, oltre a ricostruire la storia e le condizioni di vita di quelle già estinte.

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