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I testimoni di Geova in crisi di identità tra defezioni, malumori, e denunce dei fedeli

Aumenta in tutto il mondo il numero dei testimoni di Geova che, dopo aver abbandonato il gruppo, denunciano pubblicamente il clima di soprusi che regna nell'organizzazione

Esteri
Pubblicato il 11 febbraio 2019, alle ore 13:24

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I testimoni di Geova in crisi di identità tra defezioni, malumori, e denunce dei fedeli

“Sono entrato a far parte dei testimoni di Geova da adolescente, quando ho iniziato a farmi le prime domande sul senso della vita. Domande alle quali loro sembravano avere tutte le risposte”: sono queste le prime parole di Christian De Rossi, un ex testimone di Geova che si è rivolto a un’associazione svizzera per chiedere aiuto dopo aver abbandonato il gruppo.

De Rossi non è l’unico ad aver denunciato la realtà religiosa di cui ha fatto parte. Come lui, infatti, sono decine di migliaia i testimoni di Geova che stanno contestando pubblicamente il “clima di ipocrisia” che regnerebbe dentro la comunità. Sono fedeli ed ex fedeli che si nascondono dietro l’anonimato per non essere riconosciuti, perché temono “ritorsioni” da parte di un gruppo che non tollera critiche e obiezioni al suo interno. Alcuni, per esempio, hanno affermato di essere stati portati davanti a un tribunale interno e invitati a tacere, pena l’espulsione, solo per aver chiesto che fine facessero i soldi che i fedeli sborsano ogni anno per costruire immobili di proprietà dell’organizzazione.

I malumori aumentano tra quanti accusano il movimento di essere autoritario e liberticida. Numerosi transfughi hanno denunciato quello che definiscono un sistema malsano che manipola le coscienze e pubblica immagini subliminali sulle proprie pubblicazioni per favorire il plagio dei lettori. I più critici descrivono una realtà claustrofobica. Un mondo chiuso dove la libertà individuale è annullata e i membri vengono isolati dal mondo esterno dietro la minaccia di punizioni divine contro chiunque dissenta dalle direttive dell’organizzazione.

Un altro motivo che sta spingendo i testimoni di Geova a denunciare il gruppo di cui hanno fatto parte, secondo De Rossi, sarebbe quello legato al controllo della vita dei fedeli da parte dei vertici del movimento. Un controllo totale, asfissiante, soffocante, fatto di obblighi, divieti, rinunce. Il tutto promosso da sensi di colpa continuamente inculcati nei seguaci.

La lista delle proibizioni è lunghissima. I testimoni di Geova non possono frequentare persone “del mondo”. Non possono celebrare compleanni o festività natalizie. Non possono avere rapporti prematrimoniali o momenti intimi tra fidanzati. L’organizzazione detta loro quale lavoro è possibile fare e quale evitare; come vestirsi, come pettinarsi, come parlare, quali film possono vedere, quali libri possono leggere, quali svaghi possono concedersi. Tutto viene deciso dall’alto. Perfino quali rapporti sessuali tra coniugi sono permessi e quali vietati. Tutto è negato, anche “le gite scolastiche, se impegnano per più giorni.” Per ognuna di queste proibizioni viene presentata una motivazione biblica.

Un simile situazione ha spinto così molti testimoni di Geova a dissociarsi dal gruppo e a denunciarne pubblicamente gli abusi perpetrati dal Corpo Direttivo. Cosa che ha fatto anche Christian De Rossi, che ha dovuto successivamente rivolgersi a un’associazione creata apposta per aiutare le vittime delle sette.  Perché, stando alle sue parole, la manipolazione mentale subita in anni di indottrinamento e l’ostracismo praticato da quelli che una volta erano i suoi fratelli, sono elementi che necessitano di un supporto psicologico.

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - Un breve viaggio nel mondo dei testimoni di Geova attraverso le dichiarazioni di chi, in quel mondo, ci ha vissuto e ha provato certe esperienze sulla propria pelle. Le religioni sono una bella cosa, ma se non ci fossero sarebbe meglio per tutti, perché dalla fede al fanatismo, per non parlare degli abusi, il passo è davvero breve.

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Commenti
Dario Rigon
Dario Rigon

22 febbraio 2019 - 08:25:19

A questa marea di ignoranza si può rispondere solo in un modo.. jw.org. Ragazzi vi prego... visitate le fonti ufficiali e non questa accozzaglia di informazioni false. Peggio che alle iene...

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Elena Bassi
Elena Bassi

21 febbraio 2019 - 02:51:05

era molto tempo che non leggevo tante sciocchezze in uno stesso articolo. Mi chiedo a che scopo scrivere così faziosamente.

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Benedetto Zago
Benedetto Zago

14 febbraio 2019 - 10:34:39

articolo molto simpatico, l'ho letto e ho riso tutto il tempo per la marea di bugie e falsità. Ovviamente la cosa più semplice è gettare fango e quale cosa migliore che chiedere a chi non è più un testimone, bingo!!! eccezionale!!! questi straordinari ex testimoni sono meravigliosi...a differenza della chiesa cattolica che vieni battezzato quando ancora non sai chi sei, chi si battezza testimone è totalmente consapevole di cosa sta facendo, quindi se a un certo punto nella vita pensi che non fa più per te...vai fai quello che vuoi, vivi la tua vita senza sputare fango. p.s. io sono andato in gita alle superiori per più giorni pensa te!! e sono ancora testimone!!! ahahahhaha un piccolo aneddoto che fa emergere quanta ignoranza c'è in giro...ho frequentato il conservatorio di musica; una persona una volta mi chiese: "ma il conservatorio è solo per i testimoni di Geova?" continuate pure a sparare, noi siamo super felici lo stesso!! buona vita!!!

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Eliseo Safat
Eliseo Safat

11 febbraio 2019 - 17:26:24

Una riprova ulteriore del crescente aumento dei malumori interni (malumori è un eufemismo) è il traffico che si genera attorno a blog e forum online. Solo la rete infatti consente ai Testimoni di esprimersi liberamente senza timori di ritorsioni. Io stesso sono rimasto colpito dal traffico che si è generato sul mio blog “Testimoni di Geova consapevoli” e dalla partecipazione che si è create senza aver MAI potuto fare alcuna pubblicità al blog stesso. Farlo infatti equivarrebbe all’interno della comunità ad essere classificato come “apostata” e ad essere immediatamente espulso dalla comunità con conseguente ostracismo. Grazie dell’articolo e dello spazio che date a questi temi sulla vostra testata. Un caro saluto Eliseo

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