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Giappone: tsunami e terremoto in un video virale, ma è una fake news

In Giappone un terremoto ha causato uno tsunami alto 9 metri che ha inondato le case nelle vicinanze. Il video che si sta diffondendo, però, è una fake news, o meglio è di alcuni anni fa.

Esteri
Pubblicato il 22 aprile 2020, alle ore 16:43

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Giappone: tsunami e terremoto in un video virale, ma è una fake news

Insieme alla pandemia da coronavirus, il Giappone sarebbe stato colpito anche da un terremoto e da uno tsunami, secondo quanto riportato da un video che in poche ore ha fatto il giro del web. Si tratta, in realtà, di un video risalente ad un po’ di anni fa, in una situazione completamente diversa da quella che stanno vivendo oggi. 

Il video mostra un terremoto che ha causato uno tsunami con onde alte 9 metri che investono le abitazioni nelle vicinanze del litorale. La diffusione è avvenuta principalmente tramite Facebook e con catene di Sant’Antonio su WhatsApp. Instagram, per fortuna, è ancora esente da cose di questo tipo. 

La fake news sul terremoto in Giappone

Il video, più precisamente, è vero. Infatti quello tsunami si è verificato anni fa, tuttavia nelle condivisioni viene spacciato come se fosse un evento recente. Il motivo di tutto ciò? Incutere timore mediatico di una possibile natura che di punto in bianco decide di ribellarsi diffondendo la pandemia da Covid-19.

Il motivo per cui il video è stato scambiato per evento recente è dovuto al fatto che il 18 aprile in Giappone, pochi giorni fa, si è verificato un sisma di magnitudo 6.6 della scala Richter. Inoltre, il sapere che il Paese asiatico è un posto relativamente giovane e soggetto a frequente ai terremoti ha fatto abbassare la guardia agli utenti che ogni giorno navigano su Internet. 

Uno dei consigli è quello assolutamente di non condividerlo per non dare visibilità a chi ha creato questa bufala ad hoc. Alcuni studi hanno provato a simulare le conseguenze di un terremoto di magnitudo 9. Esso provocherebbe onde alte 30 metri che potrebbero sommergere letteralmente la parte settentrionale del Paese. Al momento, dunque, ci si può solo limitare a segnalare il contenuto mediante l’apposita funzione dei social network e sperare che Facebook e WhatsApp prendano provvedimenti.

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