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Gay Pride di Belgrado: il 15 settembre in piazza per il diritto di essere ed amare

È fissato per il 15 Settembre il Gay Pride di Belgrado: i diritti della comunità LGBT verrano anche quest'anno sensibilizzati da una serie di eventi durante la settimana precedente alla manifestazione.

Esteri
Pubblicato il 3 settembre 2019, alle ore 10:42

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Gay Pride di Belgrado: il 15 settembre in piazza per il diritto di essere ed amare

È stato annunciata la data del prossimo Gay Pride di Belgrado: è fissata per il 15 settembre l’edizione di quest’anno dedicata ai diritti della comunità LGBT.

Gli organizzatori serbi lo hanno reso noto tramite una conferenza stampa, in cui hanno tenuto a precisare che la settimana che precede il 15 settembre sarà dedicata, come da prassi, ad una serie di eventi mirati alla sensibilizzazione dei temi centrali: i diritti gay e la lotta alla discriminazione dell’omosessualità saranno promossi da film, mostre, conferenze e dibattiti, oltre alle marce e sfilate, festival e balli contraddistinti dai caratteristici simboli come quello della bandiera arcobaleno.

Il Gay Pride nasce come modalità di “promozione di autoaffermazione , dignità, uguaglianza e maggiore visibilità delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT)“: molte sono le organizzazioni, fondazioni, media che ne hanno sostenuto ed appoggiato i valori e le prospettive.

Alcune delle precedenti edizioni serbe erano purtroppo state caratterizzate da tensioni di gruppi contrari che osteggiavano l’evento con scontri e minacce, conducendone perfino alla sospensione per tutelare la sicurezza pubblica: nel 2010 per esempio durante la manifestazione si registrò il triste bilancio di circa 140 feriti, così  nel 2014 il Gay Pride di 2.000 persone è stato protetto da ben 7.000 poliziotti che hanno formato dei stretti cordoni di sicurezza, visto che la sera precedente al corteo in 5.000 avevano  inondato le strade per impedire la realizzazione dell’evento.

In periferia erano comunque avvenuti alcuni incidenti che avevano condotto all’arresto di una cinquantina di persone.

Fortunatamente, negli anni recenti il corteo ha potuto svolgersi senza particolari difficoltà: l’anno scorso la premier serba Ana Brnabic aveva marciato insieme a tuttii partecipanti presenti in Piazza dei Fiori, portando il proprio sostegno a testimonianza della causa, dichiarando che “la Serbia rispetta la diversità” e specificando il suo messaggio “il governo serbo è qui per tutti i suoi cittadini. Le persone hanno diritto di marciare“.

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Cosa ne pensa l’autore
Lara Tubia

Lara Tubia - Non riesco ancora a capacitarmi del fatto che ci sia bisogno di tutte queste manifestazioni per poter avere il diritto universale di essere ed amare: mi sembra inconcepibile che nel 2019 non ci sia ancora la libertà di fare ciò che si desidera senza essere discriminati. Rimango sempre allibita del fatto che sia necessario dover scendere in piazza e lottare per qualcosa che dovrebbe essere nel diritto di ognuno. Chissà quanto tempo ancora ci vorrà per poter voler bene ed esistere nel modo in cui si preferisce, senza il timore di essere aggrediti o giudicati per questo!

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