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FT: i morti in Europa sono almeno il 50% in più. Ora dobbiamo essere liberi di consumare

Il Financial Time lancia una bomba ignorata dai media: tasso di mortalità in Europa tra Marzo ed Aprile 2020 superiore del 50% della media tra il 2015 e il 2019. Tanti dubbi sui dati tedeschi. Ora la libertà è quella di produrre e consumare.

Esteri
Pubblicato il 1 maggio 2020, alle ore 23:18

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FT: i morti in Europa sono almeno il 50% in più. Ora dobbiamo essere liberi di consumare

Sono 122.000 i decessi definiti in “eccesso” dal Financial Time, nell’Europa Occidentale, rispetto alla media della mortalità tra il 2015 ed il 2019. Considerevolmente più alti dei decessi ufficiali per Covid-19 (77.000).

Dati significativi che possono dare un congruo esempio sull’impatto della pandemia Covid-19. Possibile che in questo triste conteggio vi sia un tasso di mortalità dovuto anche ad altre patologie su cui si è scelto di non intervenire, evitando ospedalizzazioni per timore del contagio o per la saturazione dei servizi di emergenza, sottovalutando così eventuali cure. Del resto, esiste una sorta di compensazione, dovuta al lockdown che ha contributo al diffondersi non solo del contagio pandemico ma anche di altre infezioni.

Su questi dati dobbiamo fare un ragionamento dedicato ai paesi anglosassoni e nordici. Il Regno Unito, come gli USA, il Canada, e l’Olanda, non conteggiano i decessi nelle residenze protette per gli anziani. Nei paesi protestanti, a quanto pare questa storia dei vecchi e della morte piace poco. Poi c’è il Belgio, unico paese che conteggia tutti i decessi in queste strutture, senza andare troppo per il sottile. Insomma, pur tenendo presente tutti i distinguo, i morti ci sono e pure troppi.

Il Financial Times tratta i dati di tredici paesi europei occidentali ma evita la Germania, perché – ci piaccia o meno – l’epidemia nel paese della fräu Mekel è un mistero statistico. Tra gli epidemiologi, anche se non viene detto con chiarezza, pochi credono ai dati tedeschi. L’efficienza tedesca è un dogma religioso e indubbiamente ha contenuto lo sviluppo del Covid, ma non sembra sufficientemente  redibile dal punto di vista della logica geo-demo-statistica.

Eppure, il rischio pandemico è cosa nota da tempo, almeno tra gli addetti ai lavori. Quindi è inevitabile chiedersi perché, in Europa, ci sono state notevoli difficoltà, non solo ad affrontare l’emergenza ma addirittura a percepirla. Ricordiamoci che quando in Italia furono approntate le prime misure restrittive, francesi e spagnoli ironizzavano alla grande. Per non parlare dell’inadeguatezza di Boris Johnson, e delle spallucce iniziali della UE.

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Cosa ne pensa l’autore
Giuseppe Folchini

Giuseppe Folchini - Per tutti coloro che pensano al complotto, i dati snocciolati dal Financial Times raccontano altro. Comunque sono anni in cui si parla di rischio pandemico, sottovalutato ad ogni livello o semplicemente si è preferito lasciare che la "natura" facesse il suo corso, magari dopo un’analisi costi-benefici. La cosa sicura è che ora le masse non vedono l'ora di produrre e soprattutto consumare. Un capolavoro

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