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Filippine: ricercatori scoprono una nuova specie umana vissuta 50 mila anni fa

Scoperto nelle Filippine nella Grotta di Callao, l’ominide vissuto tra 50 e i 60mila anni fa è stato ribattezzato Homo luzonensis. Con la sua presenza, l’albero genealogico umano è destinato a diventare molto più complesso ed intricato.

Esteri
Pubblicato il 16 aprile 2019, alle ore 13:56

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Filippine: ricercatori scoprono una nuova specie umana vissuta 50 mila anni fa

Gli scienziati lo hanno definito un rinvenimento di portata storica. I ricercatori che hanno avuto modo di esplorare la Grotta di Callao, nelle Filippine, hanno infatti ritrovato i resti di un ominide del tutto nuovo rispetto a quelli finora conosciuti.

In altre parole, al già intricato albero genealogico umano, quello che si studia anche a scuola e in cui compaiono altri ominidi tra cui l’australopiteco, l’homo habilis, l’homo erectus e l’uomo di Neanderthal, se ne dovrebbe aggiungere un altro che i ricercatori hanno denominato homo luzonensis.

La scelta del nome non è casuale, ma riferita all’isola di Luzon, luogo in cui è avvenuto il ritrovamento e in cui l’ominide doveva vivere in un periodo compreso tra di 50 e 60mila anni fa. A detta dei ricercatori, l’ominide racchiudeva in sé un mix di caratteristiche sia primitive che più evolute.

Il riconoscimento di questa nuova specie è stato possibile grazie all’analisi di sette denti e di sei ossa, appartenenti ad almeno tre individui. A destare scalpore è stato però un aspetto a lungo sottovalutato. Per decenni si è ritenuto che l’homo erectus si fosse avventurato raggiungendo alcune zone remote dell’attuale Indonesia. La comunità scientifica era poi pressoché sicura che nessun nostro avo avesse potuto raggiungere l’isola di Luzon.

Ora questa scoperta apre nuovi scenari, mettendo in crisi chi sosteneva che la linea evolutiva umana sarebbe progredita in maniera lineare, dalle specie meno progredite fino a quelle più avanzate. Le piccole dimensioni dei denti lasciano presupporre che si dovesse trattare di una specie evoluta. L’unica anomalia riguarda il premolare, dotato di tre radici, un tratto oggi riscontrabile in meno del 3% della popolazione mondiale. L’osso del piede è però insolitamente cavo, caratteristica che lo accomuna al più antico australopiteco. Inoltre doveva essere alto non più di un metro, mentre per sfamarsi doveva ricorrere alla caccia.

Sulla base di queste premesse, sarà necessario approfondire quale fu la sua origine, e soprattutto come riuscì a raggiungere l’isola di Luzon, e se ebbe modo di entrare in contatto con altre specie di ominidi, come l’Homo florensiensis che abitò nell’isola di Flores. La sua presenza deve anche far intendere che, in passato, il continente asiatico era popolato da molte più specie di ominidi rispetto a quelle finora conosciute.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - La scoperta di questo ominide costringe a rivedere l’intero processo evolutivo dell’uomo. In secondo luogo, spinge a domandarsi come sia possibile che l’homo luzonensis abbia potuto raggiungere un’isola che dista centinaia di chilometri dalla terraferma. Evidentemente, doveva già essere in grado di costruire delle imbarcazioni rudimentali, strumenti che assecondavano la curiosità di sapere cosa ci fosse oltre l’orizzonte: è chiaro che il desiderio di conoscere non è legato solo all’uomo moderno, ma anche a chi ci ha preceduti.

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