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Roma

Fame nel mondo, il rapporto Onu ripreso dalla Santa Sede: è necessario crescere in solidarietà

Nel 2018 le persone senza cibo a sufficienza sono aumentate: 820 milioni contro gli 811 dell'anno precedente. Di seguito il commento di Mons. Fernando Chica Arellano sul rapporto Onu sullo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo.

Esteri
Pubblicato il 17 luglio 2019, alle ore 08:32

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Fame nel mondo, il rapporto Onu ripreso dalla Santa Sede: è necessario crescere in solidarietà

L’umanità non ha fatto sufficientemente il suo dovere per i fratelli più poveri”, suonano come un rimprovero le parole di mons. Fernando Chica Arellano, l’Osservatore permanete presso l’organizzazione Onu per l’alimentazione e l’agricoltura, presso il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo e presso il Programma alimentare mondiale, a commento del rapporto 2019 sulla fame nel mondo.

Cinque agenzie delle Nazioni Unite – Fao, Ifad, Unicef, Wfp e Oms – hanno presentato il 15 luglio, a New York, il rapporto, un documento che vuole monitorare i progressi del secondo obiettivo di sviluppo sostenibile (SDG) denominato “Fame Zero”, che vorrebbe entro il 2030 sconfiggere la fame e la malnutrizione, promuovere la sicurezza alimentare.

La fame, il primo dei problemi

I numeri della fame nel mondo, purtroppo, non accennano a calare, anzi. Nel 2018 le persone senza cibo sufficiente sono state circa 820 milioni, 9 milioni in più rispetto all’anno precedente. Sono 20,5 milioni, una media di 1 su 7, i bambini con basso peso alla nascita e quelli al di sotto dei 5 anni, 148,9 milioni, risultano affetti da malnutrizione cronica, acuta per 49,5 milioni. La fame cresce là dove l’economia è paralizzata: sono soprattutto i Paesi con un’economia a medio reddito e quelli che cercano sussistenza con il commercio internazionale di materie prime.

Il rapporto delle Nazioni Unite parla anche di sovrappeso e obesità in aumento nel mondo, soprattutto tra i bambini di età scolare, ma anche tra gli adulti. Le probabilità di insicurezza alimentare, in tutti i continenti, sono più alte tra le donne che tra gli uomini: il divario maggiore si evidenzia in America Latina. Mons. Fernando Chica Arellano, intervistato da Vatican News, ha spiegato che i numeri emersi dal rapporto dicono che le persone coinvolte “non hanno né un presente sereno né un futuro luminoso” e, per questo, la comunità internazionale dovrebbe impegnarsi a “togliere le cause dovute all’uomo, come i conflitti, la crisi economica e i cambiamenti climatici”.

Oltre 500 milioni di persone denutrite vivono in Asia, in particolare nella parte meridionale, ma anche l’Africa ha numeri sconcertanti, visto che un terzo della popolazione nella zona orientale è denutrita. Al clima e ai conflitti, s’aggiungono le crisi economiche che portano il Paese alla fame. L’Osservatore permanete ribadisce che “tutti possiamo fare qualcosa per lottare contro la fame”. Personalmente ci si può impegnare a non sprecare il cibo e a non cedere all’indifferenza. “La comunità internazionale deve crescere in solidarietà, perché la solidarietà, l’investimento nella pace sono un modo di lottare contro la fame”, ha detto Mons. Fernando Chica Arellano a Vatican News. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile in Agenda per 2030 potranno essere raggiunti solo sconfiggendo la fame.

Il problema della fame nel mondo sta a cuore anche a Papa Francesco che, il 27 giugno, ricevendo la Conferenza della Fao, ha ribadito che la sofferenza di una sola persona è la sofferenza di tutta la comunità. In quell’occasione, ha ricordato il buon uso dell’acqua, la produzione e la distribuzione equa del cibo. 

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Quando leggo dei numeri "grossi” come questi, cerco sempre di rappresentarmeli per capirne il significato. Oggi, riflettendo, mi rendo conto che in realtà basta un solo bambino che ha fame, spesso rappresentato da foto su riviste, volantini o TV, per capirne la portata. Penso che la sensibilità personale dovrebbe crescere e impegnarsi a partire da chi ci è vicino.

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