E’ un clima di fervente attesa quello che si è creato a Milano per l’arrivo in terra meneghina di Michelle Obama, la consorte del Presidente degli Stati Uniti d’America. Per sintetizzare quanto l’evento del suo arrivo abbia scatenato forti reazioni in tutto l’ambiente dell’EXPO, è sufficiente ribadire le parole del commissario unico dell’esposizione, che l’ha definita come “La presenza più attesa”.
La first lady statunitense promette dunque di oscurare qualsiasi altra presenza eccellente sulla scena, e catalizzare su di sé tutti i riflettori. Insieme a Michelle Obama sbarcheranno a Milano anche Sasha e Malia, le figlie nate dall’unione con il marito Barack, nonché la madre Marian e Tina Tchen, l’irrinunciabile capo del suo staff personale.
Inoltre il suo corteo sarà formato anche da varie altre figure professionali, tra le quali spiccano gli esperti della campagna “Let Girls Learn”, un progetto che sta particolarmente a cuore a Michelle Obama, finalizzato a migliorare l’istruzione femminile in tutto il mondo. L’altra campagna patrocinata dalla first lady è invece “Let’s Move!”, che affronta il tema dell’obesità infantile, un argomento particolarmente delicati negli Stati Uniti, dove il fenomeno è particolarmente diffuso.
Michelle Obama sbarcherà all’aeroporto Malpensa di Milano nella giornata di domani attorno alle ore 14:00, arrivando direttamente da Londra, dove si trova ora per la promozione del primo dei due progetti. Proprio in territorio inglese la moglie del Presidente americano si è espressa a favore di un uso più responsabile e maturo dei social network.
Nel corso di un incontro con le alunne della Mulberry School for Girls della capitale del Regno Unito, la first lady ha infatti lanciato un messaggio alle proprie figlie, destinato però ai giovani di tutto il mondo: “Piuttosto che twittare il menu di quello che hanno mangiato a scuola, chiedo loro di twittare quello che hanno imparato a scuola, e condividerlo con le ragazze di tutto il mondo”. Insomma, meno superficialità e più impegno sociale, proprio a partire dai “luoghi di frivolezza per eccellenza” come i social network.