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Dopo lo sfruttamento dei minori nelle miniere in Congo, le famiglie chiedono giustizia

I colossi Apple, Google, Tesla e Microsoft sono tra le aziende citate in una causa per morte e lesioni di bambini minatori nella Repubblica Democratica del Congo. La causa è stata presentata dai difensori dei diritti internazionali per conto di 14 famiglie.

Esteri
Pubblicato il 19 dicembre 2019, alle ore 01:01

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Dopo lo sfruttamento dei minori nelle miniere in Congo, le famiglie chiedono giustizia

Le famiglie dei bambini morti nelle miniere in Congo accusano le aziende Apple, Google, Microsoft e Tesla di essere al corrente del fatto che il cobalto adoperato nei loro dispositivi potrebbe essere legato al lavoro ed allo sfruttamento minorile. La Repubblica Democratica del Congo produce circa il 60% dell’offerta mondiale di cobalto, metallo utilizzato nelle componenti di molti prodotti tecnologici di ultima generazione realizzati dai colossi mondiali della tecnologia prima citati.

Il minerale è usato principalmente all’interno dei dispositivi tecnologici per produrre batterie agli ioni di litio utilizzate per alimentare molte apparecchiature, tra le quali auto elettriche, portatili e smartphone di ultima generazione. Tuttavia, il processo di estrazione è stato assediato da preoccupazioni per le attività minerarie illegali, le violazioni dei diritti umani e, soprattutto, per la corruzione dilagante che gira intorno a questa attività mineraria.

La causa intentata negli Stati Uniti d’America sostiene che le società tecnologiche tra le quali Apple, Google, Tesla e Microsoft avevano una “conoscenza specifica” del fatto che il cobalto proveniente dai loro prodotti potrebbe essere collegato al lavoro minorile ed allo sfruttamento dei bambini stessi.

Gli americani dicono che le aziende non sono riuscite a regolare le loro catene di approvvigionamento del metallo cobalto ed hanno invece tratto profitto dallo sfruttamento dei minori nelle miniere congolesi. Gli atti giudiziari forniscono diversi esempi e circostanze in cui dei bambini minatori sono stati sepolti vivi o soffrono di lesioni dopo il crollo di un tunnel in cui stavano lavorando senza presidi di sicurezza idonei.

Le 14 famiglie congolesi coinvolte negli atti e nel processo contro le multinazionali incriminate, vogliono che le aziende stesse li compensino per il lavoro forzato, l’angoscia emotiva e la supervisione negligente a cui sono stati sottoposti i loro bambini durante lo svolgimento dell’attività lavorativa in miniera. Il caso intanto ha raggiunto anche le aziende interessate che, per il momento, non hanno rilasciato commenti a riguardo.

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Cosa ne pensa l’autore
Carlo Crescenzi

Carlo Crescenzi - Giustissimo il compenso alle famiglie per i danni subiti. Così imparano questi colossi egoisti ed opportunisti a prendere in considerazione seri provvedimenti e a regolare le loro catene di approvvigionamento che invece traggono solo profitto dallo sfruttamento minorile. Risarcirli e fermarsi a questo non risolverà un bel nulla: ci saranno sempre morti, lesioni e conseguenti risarcimenti, ed intanto i bambini continueranno a fare i minatori ed a morire.

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