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Crisi dei rifugiati: pugno duro tra Turchia e UE intrappola migliaia di profughi siriani

L'operazione militare di Ankara nella Siria nordoccidentale e la forte pressione demografica subita da Atene sono al centro di una disputa diplomatica che tiene in trappola migliaia di profughi in cerca di un rifugio dalla guerra e dalla miseria

Esteri
Pubblicato il 9 marzo 2020, alle ore 16:50

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Crisi dei rifugiati: pugno duro tra Turchia e UE intrappola migliaia di profughi siriani

Mentre l’epidemia da coronavirus la fa da padrone nei notiziari di tutto il mondo, i riflettori sulla crisi dei rifugiati siriani rischiano di spegnersi permettendo così che si consumi una catastrofe umanitaria senza precedenti.

Il sistema di prevenzione e protezione dei civili ha fallito completamente“, ha riconosciuto il coordinatore Onu per le operazioni umanitarie in Siria, Panos Moumtzis, durante un’intervista con la BBC.

Idlib, ultimo bastione ribelle

L’ondata di migrazione è iniziata il 28 febbraio scorso quando, dopo l’annuncio del Governo turco di apertura dei confini con la Grecia e la Bulgaria, migliaia di profughi che fuggono dalla guerra e dalla miseria, principalmente dalla Siria e dall’Afganistan, hanno tentato di oltrepassare la frontiera greco-turca via terra o via mare, e attraverso le isole greche di Lesbos, Chios e Samos. 

La drastica decisione del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, è arrivata nella notte di giovedì 27 febbraio quando 33 soldati turchi sono morti durante un raid aereo delle forze fedeli alla repubblica siriana.

Erdogan, da tempo impegnato nella creazione di una “Safe zone”, la c.d. zona di sicurezza, un corridoio di pace nel nord della Siria dove poter accogliere gli sfollati siriani, aveva inviato le sue truppe nella zona di Idlib, l’ultimo dei bastioni ribelli, per tentare di frenare l’offensiva di Bashar al Assad, ma non ha riscosso i risultati sperati. La Turchia ha pianto uno dei colpi più gravi degli ultimi decenni contro le sue truppe e il suo presidente ha tempestivamente dichiarato l’incapacità del suo paese di farsi carico “di una nuova ondata migratoria” e di bloccare il passaggio dei profughi siriani verso la Grecia.

Crisi diplomatica

Venerdì scorso, Ankara ha dato seguito alla sua minaccia e ora migliaia di immigrati sono intrappolati in una sorta di sandwich politico: da un lato c’è la Turchia che non è più disposta a giocare il ruolo di guardiano delle frontiere europee; dall’altro l’Unione Europea che ad Ankara dice che non cederà al suo ricatto e alla Grecia che è pienamente con lei. Tra loro decine di migliaia di profughi che rischiano di restare intrappolati in questa annosa crisi diplomatica.

Lo sforzo della Turchia per contenere la catastrofe umanitaria della Siria si è trasformata in un calvario esplosivo per la Grecia, che accusa Ankara di utilizzare i profughi come pedine per fare pressione sull’UE.

Oggi il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha chiesto alla Grecia di accogliere i profughi alla frontiera, ma al valico di Pazarkule la polizia greca è nuovamente intervenuta con con gas lacrimogeni, proiettili di gomma e cannoni ad acqua per fermare gruppi di giovani che tentavano di superare la linea di confine, fortificata con filo spinato. Tre i feriti che sono stati curati in un improvvisato ospedale nel campo profughi, dove da dieci giorni vivono ammassati migliaia di rifugiati, molti dei quali siriani che da anni vivono in Turchia, ma anche iracheni, afgani, pakistani e africani.

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Cosa ne pensa l’autore
Rita Piras

Rita Piras - Sembra che Erdogan abbia scoperto la Kryptonite contro Bruxelles: minacciare dell’arrivo di un’ondata di vittime della guerra e della disperazione. Aprire le porte ai migranti potrebbe provocare il ripetersi di una crisi migratoria come quella che l’Unione Europea ha vissuto nel 2015, quando le sue frontiere furono "prese d'assalto" da un milione di rifugiati scappati dalla Siria, ma anche da altri paesi in conflitto come Iraq e Afganistan. Esodo massivo che provocò grandi tragedie, come la morte di centinaia di migranti a bordo di navi sovraccariche affondate nel Mediterraneo. Crisi che pareva esser stata domata dall’accordo del 2016 tra Bruxelles e Ankara in base al quale l’Unione Europea avrebbe riconosciuto 3 miliardi di euro alla Turchia in cambio della sua promessa di bloccare i flussi migratori dai Balcani.

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Commenti
Fabrizio Ferrara
Fabrizio Ferrara

09 marzo 2020 - 16:53:23

La Turchia dovrebbe smetterla di sostenere a Idlib quelli che non sono ribelli di Assad, ma terroristi islamici. La Siria ha tutto il diritto a riconquistare la propria integrità territoriale.

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