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Covid-19, la Cina ha mentito e nascosto prove: l’accusa di 5 agenzie di intelligence

L'allenza di intelligence “Five Eyes” composta da Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Nuova Zelanda e Australia assicura che Pechino ha nascosto informazioni essenziali per la lotta al coronavirus.

Esteri
Pubblicato il 2 maggio 2020, alle ore 23:59

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Covid-19, la Cina ha mentito e nascosto prove: l’accusa di 5 agenzie di intelligence

La Cina ha deliberatamente soppresso o distrutto le prove dell’epidemia di coronavirus in un “assalto alla trasparenza internazionale” che è costato la vita a decine di migliaia di persone in tutto il mondo. Questa l’accusa mossa al Dragone dall’agenzia di intelligence Five Eyes, composta da Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Nuova Zelanda e Australia, formalizzata in un dossier sulla propagazione del Covid-19 diffuso dai governi occidentali.

Il documento investigativo di 15 pagine, ottenuto dal Telegraph australiano e riprodotto dal Daily Mail britannico, descrive dettagliatamente i punti chiave della negligenza cinese. Le agenzie assicurano che Pechino ha nascosto la notizia del virus silenziando o “facendo scomparire” medici, scienziati e giornalisti che diffondevano informazioni sull’epidemia, ha distrutto le prove dei laboratori di studi genomici e ha rifiutato di fornire campioni vivi a scienziati internazionali che stavano lavorando a un vaccino.

Uno degli aspetti più critici del rapporto è la mancanza di trasparenza della Cina su come si è diffusa la malattia. Il documento evidenzia la “negazione mortale della trasmissione da uomo a uomo” nelle prime fasi dell’epidemia a Wuhan, e sostiene che la Cina aveva le “prove della trasmissione tra uomini dall’inizio del mese di dicembre“, ma ha continuato a negare che potesse diffondersi in questo modo fino al 20 gennaio.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha accettato le affermazioni di Pechino senza metterle minimamente in dubbio neanche quando Taiwan e Hong Kong hanno espresso la loro preoccupazione, sottolinea il dossier. Il rapporto afferma inoltre di aver trovato le prove del fatto che il virus abbia avuto origine nell’Istituto di virologia di Wuhan, vicino al mercato di animali vivi da cui la Cina sostiene che provenga.

Il rapporto rivela anche che a partire dal 31 dicembre dello scorso anno la Cina ha iniziato a censurare le notizie sul nuovo coronavirus dai motori di ricerca, rimuovendo termini come “mutazione della SARS,” “mercato del pesce di Wuhan” e “polmonite sconosciuta di Wuhan “.

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