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Coronavirus: perché in Germania i decessi sono solo 44?

Il mistero del basso numero di decessi per coronavirus in Germania, con 17.372 persone infette e solo 44 morti, incuriosisce virologi e non di tutto il mondo

Esteri
Pubblicato il 21 marzo 2020, alle ore 18:28

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Coronavirus: perché in Germania i decessi sono solo 44?

Il coronavirus non fa differenze tra confini, razza, sesso o religione; per questo la Germania, con 17.372 infetti e solo 44 morti, è diventata un rebus per i virologi e persino per l‘Organizzazione mondiale della Sanità. Cosa rende il suo tasso di mortalità così basso? Le statistiche mentono? Per il direttore del dipartimento High Threat Pathogens (patogeni ad alta minaccia) dell’OMS, Richard Pebody, la differenza potrebbe essere dovuta alla conta dei casi o alla qualità del trattamento. “Naturalmente indagheremo se è così“, ha detto Pebody.

La versione ufficiale parla di solidità del sistema sanitario tedesco e della velocità con cui è stata rilevata la minaccia, ma per il personale sanitario consultato dal quotidiano El Mundo sarebbero solo bugie. Fatta la legge trovato l’inganno, si legge sul giornale: la verità è che le statistiche prendono in considerazione solo i decessi ospedalieri di persone ammesse con una diagnosi confermata di coronavirus e provenienti da paesi a rischio, ovvero dall’Italia, Iran, Francia orientale, Hubei in Cina, alcune regioni della Corea del Sud e Madrid. Altri pazienti non sono stati testati per scoprire se sono infetti o meno, compresi gli anziani, nemmeno post mortem.

Se a ciò aggiungiamo che dall’inizio della pandemia i test diagnostici sono stati eseguiti principalmente a persone di età compresa tra i 25 e 50 anni, nei i quali la malattia si manifesta lievemente, non è sorprendente che il tasso di mortalità sia dello 0,18%, in Cina e Spagna sia del 4% circa, in Italia dell’8,3% e della Francia del 2,9%. Così come non sorprende ma incuriosisce che sul sito worldometers.info, nel quale viene mostrata in tempo quasi reale l’evoluzione del coronavirus nel mondo con i dati riportati dalla Johns Hopkins University, dei 17.372 casi in Germania, 17.211 presentano condizioni lievi e solo due sarebbero casi gravi.

Certo è, però, che la Germania ha reagito rapidamente ai primi casi di coronavirus (nel mese di gennaio): venivano eseguiti 12.000 tamponi al giorno, fino a 200.000 a settimana. Inizialmente venivano testati i cittadini di ritorno dalle vacanze e i lavoratori, tra i 20 ei 50 anni. Tutte persone che, a causa della loro mobilità, potevano essere dei veicoli di trasmissione del virus. “Dal primo minuto, l’obiettivo è stato quello di isolare i più vulnerabili, gli anziani“, spiega il ministro della sanità Jens Spahn. Il risultato, secondo il Robert Koch Institute, incaricato di analizzare l’evoluzione della pandemia in Germania, è che oltre l’80% delle persone infette ha meno di 60 anni: “Questo cambierà, ma abbiamo guadagnato molto tempo”.

Tempo per rafforzare un sistema ospedaliero già robusto: con un numero di ospedali e cliniche più alto del mondo (1.900 centri per una popolazione di 82 milioni), la Germania ha 28.000 posti letto nei reparti di terapia intensiva e 25.000 respiratori (in Italia circa 5.000). Senza aspettare che le previsioni degli scienziati diventino realtà, il sistema si è messo in moto: il numero di letti è stato aumentato, sono stati acquistati più respiratori e il materiale protettivo è nei magazzini. A metà settimana, il ministero della Salute ha annunciato la distribuzione di 10 milioni di maschere.

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Cosa ne pensa l’autore
Rita Piras

Rita Piras - La domanda nasce spontanea: i tedeschi sono più immuni al coronavirus rispetto ai cinesi, italiani, britannici o spagnoli? Senza la presunzione di voler dare una soluzione a questo rebus, credo che davvero la qualità delle cure faccia la differenza. La possibilità di accedere ai servizi di terapia intensiva può significare la vita o la morte del paziente. Il dover scegliere tra chi ha più probabilità di superare la malattia è una misura estrema che la Germania cerca di evitare. Il mantra seguito in Germania per controllare l'epidemia rallentandola è stata la diagnosi precoce e il monitoraggio delle persone infette, per stabilire la catena dei contagi.

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