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Cina: condannato a 15 anni di carcere per aver criticato il Partito Comunista

Il giornalista e blogger cinese Chen Jie-ren è stato condannato a 15 anni di carcere, reo di aver denigrato il Partito Comunista e il regime autoritario cinese.

Esteri
Pubblicato il 1 maggio 2020, alle ore 23:32

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Cina: condannato a 15 anni di carcere per aver criticato il Partito Comunista

Un giornalista cinese accusato di aver denigrato il Partito Comunista al potere è stato condannato a 15 anni di carcere. Il suo nome è Chen Jie-ren: è stato dichiarato colpevole di vilipendio e pubblicazione di notizie false dal tribunale della contea di Guiyang, nella provincia di Hunan.

Chen era stato giornalista del China Daily, voce ufficiale del regime, e di altri media statali come il China Southern Weekly, Beijing Ribao o Chinese Youth Daily, da tutti licenziato per aver scritto articoli che denunciavano le autorità locali o il governo centrale. Successivamente, decise di creare il suo blog, dove pubblicava commenti e rapporti investigativi.

Sulla sentenza di condanna si legge inoltre che il giornalista è accusato di svolgere “attività commerciale illecita”, di compiere ricatti e ricevere tangenti, di “cercare uno scontro e causare guai“, accusa spesso usata in Cina contro i dissidenti. Oltre alla pena detentiva di 15 anni, il blogger dovrà pagare una multa di 7,01 milioni di yuan, oltre 900.000 euro.

Secondo il China Human Rights Defenders (CHRD), il reporter era stato arrestato nel 2018, dopo aver pubblicato sul suo blog articoli in cui accusava di corruzione alti funzionari locali. Il gruppo, pioniere nella denuncia contro il regime cinese, chiede l’immediata liberazione di Chen, considerata “la pesante punizione” imposta, e continua a sottolineare come il Covid-19 si sia trasformato “in un pretesto con cui il regime autoritario mette a tacere la gente e le nega i suoi diritti“.

La Cina non tentenna quando deve infliggere una punizione: medici, infermieri, scienziati e giornalisti sono stati censurati dalla macchina repressiva del Partito Comunista cinese e costretti a ritrattare. Secondo il Daily Mail, oltre 5.100 persone sono state arrestate per aver condiviso informazioni nelle prime settimane dell’epidemia. In una sua inchiesta, denuncia “una cinica e orchestrata campagna da parte del regime cinese per fermare il dibattito sul virus“.

In particolare, “centinaia di cittadini comuni sono arrestati e multati per messaggi innocui sulle code negli ospedali, sulla carenza di maschere e sulla morte dei membri della famiglia“, ha denunciato il tabloid inglese.

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Cosa ne pensa l’autore
Rita Piras

Rita Piras - Il regime cinese continua a mostrare al mondo le sue facce peggiori: da un lato, una gestione irresponsabile e tardiva dell'epidemia di coronavirus; dall'altro, una feroce persecuzione di coloro che criticano il governo. I dissidenti vengono etichettati come malati in modo che il governo possa metterli in quarantena medica e così metterli a tacere.

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