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Cina, affonda Sanchi, petroliera iraniana, disastro ecologico

Lo scontro della petroliera iraniana Sanchi con il mercantile Cf Crystal è avvenuto il 6 gennaio. Due giorni fa la Sanchi è affondata liberando parte del materiale che ha dato vita ad un enorme incendio.

Esteri
Pubblicato il 16 gennaio 2018, alle ore 10:01

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Cina, affonda Sanchi, petroliera iraniana, disastro ecologico

Da lontano si vede una grande colonna di fumo nero, segna il punto in cui, nel mar Cinese orientale, la petroliera iraniana Sanchi, dopo la collisione avvenuta il 6 gennaio con il mercantile Cf Crystal, due giorni fa, il 14 gennaio, è affondata.
Il punto della collisione si trova a 160 miglia da Shanghai. L’equipaggio della petroliera iraniana Sanchi era formato da 32 marinai: 29 le persone disperse e 3 i corpi recuperati.

Nell’equipaggio del mercantile Cf Crystal, i 21 marinai sono tutti in salvo. Colpo duro da digerire per la Bright Shipping, una società di Hong Kong, che controllava la petroliera Sanchi per conto della statale National Iranian Tanker.
Due navi cinesi sono impegnate nelle attività di pulizia del greggio raffinato fuoriuscito dalla petroliera. Stanno cercando di dissolvere la tossicità prodotta da gas e liquidi che alimentano le fiamme spruzzando agenti chimici. Le correnti marine stanno allungando la ‘pozza’ inizialmente di un chilometro quadrato ora copre una decina di miglia ed è larga 1-4 miglia.

Secondo la Cctv, la tv statale cinese, l’area ricoperta dal condensato ultraleggero è superiore ai 100 km quadrati. Le 136 mila tonnellate destinate alla Corea del Sud, per metà ancora chiuse nella stiva della nave, fanno temere il peggio per l’ambiente. Secondo quanto affermano i media cinesi, l’incendio potrebbe continuare ancora per una settimana.

Il portavoce del team dei soccorsi, Mohammad Rastad, inviato a Shanghai, ha raccolto le testimonianze dei 21 membri portati in salvo, riferite poi alla tv di Teheran. I marinai della Sanchi sarebbero stati investiti da una esplosione entro 60 minuti dall’incidente che ha aperto una strada al gas altamente tossico. Riferisce Rastad presente tra i soccorritori: “Malgrado i nostri sforzi, non è stato possibile domare le fiamme e recuperare i corpi a causa delle esplosioni e del rilascio di gas“.

L‘Authority marittima non è per niente tranquilla. Al contrario l’ingegnere senior della State Oceanic Administration, Zhang Yong, intervistato alla tv statale cinese Cctv ha rassicurato che la situazione “non costituisce al momento una grande minaccia all’ecosistema marino“, ammettendo poi che saranno i test in corso a determinare le esatte conseguenze dell’incidente. Il prodotto raffinato per la sua consistenza – avrebbe detto Zhang – è di facile dispersione, ma il danno più grave, per l’atmosfera, è stato l’incendio. L’amministrazione ha fatto sapere in una nota che il carico fuoriuscito è consistente e “sta ancora bruciando in superficie intorno al sito“.

Alle operazioni di soccorso hanno partecipato Cina, Corea del Sud, Giappone e Usa. Le difficoltà incontrate sono dovute alle condizioni meteorologiche e del mare, da ieri in miglioramento, e il rischio di esplosioni. E’ stato recuperato in area nipponica parte dello scafo e la “scatola nera” da cui si spera di poter ricavare le informazioni sulla navigazione e la dinamica dell’incidente.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Chissà quante volte i 32 marinai, su questa o su altre petroliere, avevano fatto quel tragitto. Forse mai avranno seriamente pensato ai rischi che correvano. A noi restano le lacrime delle famiglie e mare e aria inquinati. Non so cosa si poteva fare diversamente. Spero che qualcuno, più competente di me in materia, lo possa suggerire.

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