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Chernobyl: funghi neri che assorbono radiazioni producendo energia

Gli scienziati sono rimasti a bocca aperta! La scoperta di una specie di funghi capaci di assorbire le radiazioni per, poi, trasformarla in energia...

Esteri
Pubblicato il 16 febbraio 2020, alle ore 19:58

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Chernobyl: funghi neri che assorbono radiazioni producendo energia

Come sappiamo, il 26 aprile del 1986, l’esplosione della centrale nucleare V.I. Lenin di Chernobyl, in Ucraina settentrionale, a 3 chilometri della città di Prypjat, fece sì che, nelle ore successive al disatro, l’emissione di vapore radioattivo invadesse gran parte dell’Europa orientale, creando un clima di contaminazione, soprattutto a pochi chilometri dall’area del disatro e un’elevata radiottività che condannò per sempre la regione.

Gli esperti affermarono che per i successivi quarant’anni non sarebbe cresciuto più nulla nella zona radio-contaminata, ma la scoperta di una nuova specie di funghi, capaci di assorbire le radiazioni ha attirato particolarmente l’attenzione di alcuni scienziati. Questi funghi “radiotrofici”, chiamati anche “funghi neri”, in realtà, vennero scoperti nel 1991, all’interno e attorno alla centrale nucleare di Chernobyl.

Questi funghi, contenenti tre elementi, melanina, wangiella dermatitidis e cryptococcus neoformans, sono cresciuti nutrendosi dalle radiazioni presenti nella zona dell’incidente. Nel 2007, la prof.ssa Ekaterina Dadachova dell’Università di Saskatchewan, studiò alcuni esemplari prelevati dalla zona contaminata, arrivando alla conclusione che questi hanno una crescita molto elevata e veloce in ambienti ricchi di radiazioni rispetto ad altre specie di funghi.

Tuttavia, non sono le uniche specie viventi che vivono in questo ostile territorio. Ciò che gli esperti studiano è come possano questi funghi nutrirsi di radiazioni nucleari e trasformarla in energia. Infatti l’obbiettivo dello studio è quello di scoprire se i funghi neri possono essere usati dall’essere umano per scopi positivi, se si potrà annoverarli tra le fonti di energia e se potranno essere applicati nella medicina moderna o nel campo spaziale.

Nel 2016 SpaceX NASA hanno inviato un campione alla Stazione Spaziale Ienternazionale contenente diversi ceppi di funghi, al fine di effettuare 250 test da parte dell’equipaggio. Il risultato è ancora in fase di elaborazione, ma lo studio della NASA afferma che potrebbero essere di aiuto per gli astronauti e per la loro difesa da radiazioni cosmiche.

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Cosa ne pensa l’autore
Salvatore Sasso

Salvatore Sasso - Credo che questo studio sia molto utile e affascinante, in quanto la bellezza e la sorprendente capacità della natura riesce sempre a lasciare stupiti anche gli esperti del settore. Attraverso l'approfondimento di questo studio, si spera di poter utilizzare al meglio queste "sorprese" della natura per una vita migliore e per migliorare la salute del nostro pianeta.

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