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Caos in Nicaragua: scontri violenti provocano 25 morti

Numerosi scontri nella capitale Managua, con molti morti e feriti. Il governo cerca di bloccare gli scontri, ma senza successo: sembra non ci sia dialogo tra i due fronti. Ucciso in diretta Facebook un reporter che si trovava sul posto.

Esteri
Pubblicato il 25 aprile 2018, alle ore 14:24

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Caos in Nicaragua: scontri violenti provocano 25 morti

Dopo la riforma pensionistica si è scatenata una rivolta: il bilancio è di 25 morti, 67 feriti e 43 dispersi. Questo è il risultato di cinque giorni di proteste, iniziate mercoledì scorso in Nicaragua. La proposta è stata presentata dal presidente, il leader del Partito Sandinista in carica dal 2007, che prevede l’aumento dei contributi per i lavoratori e assegni pensionistici più bassi.

Gli scontri si sono concentrati nella capitale Managua, e nei centri vicini. I manifestanti sono stati affrontati dagli agenti della polizia a suon di gas fumogeni e proiettili di gomma. Il risultato è di 20 persone arrestate, con molte ferite da arma da fuoco.

Il governo continua a difendere la propria riforma giustificando il gesto, considerato necessario per pareggiare il bilancio, dichiarando in televisione di essere disposto a negoziare in modo che “non ci sia più paura per le famiglie nicaguarensi”. Insieme a lui, il vicepresidente e portavoce del governo, che ha definito le rivolte crudeli e aggiunto che “Le proposte non sono chiuse, ma siamo aperti a discuterne.

Un episodio che ha rappresentato gli scontri violenti di questi giorni è la morte in diretta di Angel Gahona, un giornalista impegnato a documentare le proposte. Il reporter si trovava a Bluefilds, sulla costa caraibica meridionale mentre – con il cellulare – era in diretta Facebook, riprendendo l’assalto ad un bancomat. È stato raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco, poi le immagini mostrano la sua caduta con molta perdita di sangue dalla testa, mentre qualcuno provava soccorrerlo. Ancora non è chiara l’origine dei proiettili, se siano delle forze dell’ordine o dei manifestanti.

L’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ho mostrato preoccupazione per la violenza manifestata e ha invitato le autorità del luogo ad evitare gli eccessi negli attacchi contro i manifestanti e i mezzi di informazione. Anche la conferenza dei vescovi cattolici in Nicaragua ha condannato la repressione definendola “una decisione unilaterale che comporta instabilità sociale“. Non è mancato il commento di Papa Francesco: “Sono preoccupato per quanto sta accadendo in questi giorni, per gli scontri che hanno colpito alcuni di voi: si fermi l’inutile spargimento di sangue, e le questioni aperte siano risolte pacificamente e con senso di responsabilità”.

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Cosa ne pensa l’autore
Giada Corradini

Giada Corradini - Rivolte come queste portano spesso molti morti, tanti feriti, e disordini vari. Secondo me, è un segno così forte come una ribellione dovrebbe colpire il governo e farlo ritornare sui propri passi, perché comunque - in una democrazia - il popolo è sovrano. In questo mondo c'è poco dialogo e comunicazione, mentre è sempre maggiore la presenza di armi.

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