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Brexit: davvero potrebbe esserci a breve un secondo referendum?

È dai tempi del referendum sulla Brexit che si torna periodicamente a ventilare l’ipotesi di una seconda consultazione che dovrebbe confermare l’esito della prima. Ma l’opzione sarebbe davvero percorribile?

Esteri
Pubblicato il 23 luglio 2018, alle ore 11:58

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Brexit: davvero potrebbe esserci a breve un secondo referendum?

Il referendum sulla Brexit del 23 giugno 2016 ha di fatto aperto uno scenario inedito nella storia dell’Unione Europea. Da sempre mossa da un principio di integrazione, per la prima volta l’UE sta per perdere uno dei pezzi più importanti dell’edificio europeo, un progetto costruito passo dopo passo in oltre 60 anni di storia comune.

Non c’è che dire: il 51,9% dei no alla permanenza nell’Unione pesa sui burocrati di Bruxelles come un macigno. Delusi di questa scelta non sono però i soli fautori delle politiche comunitarie, ma anche una grande fetta degli stessi inglesi, poco propensi ad abbandonare l’Unione Europea e tutto ciò che essa garantiva e significava.

Da qui più di una volta si è ipotizzata la prospettiva di poter ripetere il referendum. Molti sudditi di Sua Maestà sono infatti angosciati dal salto nel buio che li attende. Molti di loro ancora si domandano quali effetti avrà sulla loro vita il leave. Come se non bastasse, la possibilità di uscire senza un accordo in mano con l’Unione, viene visto alla stessa stregua di un suicidio. Diverse aziende hanno già abbandonato il Paese, mentre altre si apprestano a farlo. In un simile contesto, la paura per il futuro non può che essere concreta.

Come se non bastasse, in molti accampano svariate giustificazioni a sostegno di un nuovo referendum, una sorta di rivincita che sancirà il definitivo dentro o fuori. Si ritiene infatti che la campagna elettorale del 2016 fu menzognera e non diede sufficiente risalto alle conseguenze dell’uscita. Altri rimarcano il fatto che il referendum fosse solo di natura consultiva, da qui il ripensamento sarebbe sempre possibile.

Fautore di questa linea è Tony Blair, l’ex premier laburista che reputa necessario che sia il popolo ad avere l’ultima parola sull’accordo della Brexit. Ma da qui a mettere in piedi un secondo referendum sulla permanenza nell’Unione, la strada è decisamente lunga. L’opzione, seppur più volte sbandierata, sembra essere pressoché impossibile. Innanzitutto non ci sarebbero più i tempi tecnici. L’iter per il divorzio è già ben avviato e dovrebbe rispettare i due anni previsti dall’articolo 50 del trattato di Lisbona. Inoltre, lo stesso parlamento inglese sembra non aver ben chiaro quale sia la strada giusta da intraprendere.

Ma il caos regna sovrano anche tra chi vuole strenuamente il referendum bis, ma che si divide poi su quale debba essere il contenuto del quesito da sottoporre all’elettorato. Senza poi dimenticare che una simile ipotesi solleverebbe l’indignazione di chi ha votato leave nel 2016; costoro, sentendosi presi in giro, scenderebbero in piazza gettando nel ridicolo l’intera classe politica. Tutto ciò potrebbe inevitabilmente condurre il Paese ad un passo dal baratro.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - La Brexit sancisce una frattura su quello che è stata la storia europea a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. Poteva allo stesso tempo essere un motivo per riformare e rivedere i meccanismi che tengono in piedi un’Unione, i cui principi appaiono sempre più incomprensibili e fumosi. Ma nemmeno questo è riuscito a svegliare dal torpore gli euroburocrati. E se tra di loro regna il caos, in Inghilterra non va certo meglio. E nel frattempo Trump e la Cina non possono che rallegrarsene.

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