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Bielorussia: condannato a morte l’uomo che decapitò una bambina di 8 mesi

L'uomo che decapitò una bambina di otto mesi assieme alla madre della piccola è stato condannato a morte. Non è il primo caso di condanna a morte di quest'anno.

Esteri
Pubblicato il 6 febbraio 2020, alle ore 11:20

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Bielorussia: condannato a morte l’uomo che decapitò una bambina di 8 mesi

 Viktar Syarhel è un uomo di 48 anni residente in Bielorussia. L’uomo, sotto processo per aver decapitato una bambina di 8 mesi, è stato adesso condannato a morte. Commise il delitto assieme alla 26enne Nataliya Kolb, madre della piccola, dopo che i due si erano ubriacati. Il corpo della bambina venne ritrovato dai poliziotti senza testa e con 46 coltellate. Alcuni degli agenti, in seguito al ritrovamento, svennero per lo shock.

La condanna per Viktar Syarhel sarà la pena di morte, che avverrà con un colpo di pistola alla nuca. L’uomo ha chiesto la grazia al presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, il quale, ritenendo il crimine troppo efferato, ha negato ogni clemenza. La donna, invece, rischia 25 anni di carcere perché non è prevista la pena capitale per il sesso femminile. 

La pena di morte in Bielorussia è eseguita dopo severi provvedimenti: il condannato viene trasferito in un carcere dove non ha diritti, spesso avvengono atti di violenza, non viene comunicata la sentenza di morte se non a pochi minuti dall’esecuzione che avviene con un colpo di pistola alla testa, con il detenuto bendato e inginocchiato. Il corpo del condannato non viene restituito ai familiari ed è segreto anche il luogo di sepoltura. 

La Bielorussia è l’unico paese dell’Unione Europea ad adottare ancora la pena di morte. Amnesty International (un’organizzazione non governativa internazionale impegnata nella difesa dei diritti umani) ha lanciato diversi appelli per eliminare la pena di morte in questo paese ” Chiediamo alla Bielorussia di stabilire una moratoria ufficiale sulle esecuzioni e di commutare le condanne a morte di tutti i prigionieri nel braccio della morte“.

Non è la prima sentenza di morte che viene data quest’anno: recentemente sono stati condannati anche due fratelli di 19 e 21 anni, i quali avrebbero ucciso una loro insegnante. Il corpo era stato colpito più volte ed infine i due avrebbero incendiato la casa per far sparire le tracce. L’insegnante aveva avvisato i servizi sociali e chiesto l’allontanamento dalla sorella.

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Cosa ne pensa l’autore
Chiara Venditti

Chiara Venditti - Un omicidio così violento non ha bisogno di giustificazioni: non può l'alcool essere una motivazione per difendersi da ciò che si è commesso. In casi come questi, non si può dire se la pena di morte sia giusta o sbagliata. Non ho compassione per quest'uomo, mentre ho dispiacere per i due fratelli condannati ad un'età così tenera. Forse il perdono non spetta a noi.

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