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Bambini e psicologia: a 8 anni i primi dubbi su Babbo Natale

I primi dubbi dei bambini circa l'esistenza di Babbo Natale arriverebbero intorno agli otto anni: è quanto osservato dal pediatra Italo Farnetani, docente alla Libera Università di Ludes di Malta.

Esteri
Pubblicato il 18 dicembre 2019, alle ore 11:53

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Bambini e psicologia: a 8 anni i primi dubbi su Babbo Natale

Anni di pomeriggi passati a scrivere letterine che riportano l’indirizzo del Polo Nord, Vigilie di Natale alle prese con latte, biscotti e fieno per Babbo Natale e le sue renne, e di punto in bianco i genitori si trovano a dover gestire delle domande scottanti: Ma Babbo Natale esiste? Tali dubbi sorgerebbero non solo a seguito del passaparola tra bambini, ma anche a causa delle ricerche su internet.

Il pediatra Italo Farnetani, docente alla Libera Università Ludes di Malta, dichiara di aver osservato che i primi dubbi riguardanti l’effettiva esistenza di Babbo Natale arriverebbero intorno agli 8 anni: “Finché i bambini ci credono in modo cieco e assoluto, gli adulti dovranno coltivare la cosa. Ai primi dubbi, però, i genitori dovranno sostenere sì l’esistenza di Babbo Natale, anche in modo convinto, ma senza insistere troppo“.

La convinzione vera e propria, stando alle parole dell’esperto, arriverà solo dopo qualche mese, quando i bambini si renderanno conto che quella dell’omone vestito di rosso a bordo di una slitta trainata da renne era solo una bellissima fiaba.
Il comportamento dei genitori, come sottolinea Farnetani, non avrà investito troppo della loro credibilità in merito ad un argomento destinato a risultare un insuccesso; allo stesso tempo, però, essi non avranno contribuito a distruggere troppo rapidamente una fiaba alla quale, a volte, vorrebbero poter credere anche gli adulti.

Secondo le parole dell’esperto, inoltre, i genitori dovrebbero presentare il Natale come una vera e propria festa religiosa, come viene interpretato dalla maggior parte delle persone, e non come una festa laica. Questo è necessario, non per una scelta ideologica, ma per solide basi psicologiche: i bambini tendono al bisogno di identificarsi ed amalgamarsi al gruppo di coetanei con i quali condividono la loro quotidianità.

Considerando che la maggioranza della popolazione ritiene che il Natale sia una festa religiosa che viene ricreata attraverso il presepe, è inopportuno che i genitori si mettano in minoranza e si autoescludano dal comportamento collettivo.” spiega il pediatra. E, dal momento che i bambini tendono a comportarsi come i coetanei, si chiederanno il motivo per cui quasi tutti ritengono il Natale una festa religiosa, mentre la sua famiglia no.

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Cosa ne pensa l’autore
Laura Filippi

Laura Filippi - Se da un lato, le parole di Farnetani, hanno confermato un'idea che avevo già, quella inerente alla "gestione" di Babbo Natale, dall'altra mi hanno fatto pensare: è opportuno raccontare ai figli del Natale come festa cristiana, anche se questo va contro l'idea dei genitori? Mi spiego meglio: in una famiglia atea, ad esempio, è opportuno alimentare il credo della natività cristiana? E' un argomento che mi interessa, cercherò ulteriori studi in merito.

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