Una scottante denuncia da parte dell’Indonesia ha fatto scatenare una vera e propria bufera sulla ricca Australia. Secondo quanto riportato da Giacarta, alcuni scafisti sarebbero stati pagati in alto mare per dirottare i barconi di migranti verso l’Indonesia, allontanandoli così dalle coste australiane.
Queste affermazioni risultano assai pesanti ed ora spetta alle autorità australiane fornire spiegazioni.
Per ora il governo conservatore a cui fa capo Tony Abbott non ha né confermato né smentito, ma le richieste di chiarimento da parte di associazioni umanitarie, quali la Unhcr e la Oim, si stanno facendo molto insistenti. Il Commissario Onu per i rifugiati si è infatti già espresso a riguardo, affermando che è insensato contrastare il traffico di migranti pagando proprio chi collabora per realizzarlo: “Non bisogna pagare i trafficanti -afferma- ma mandarli in galera quando è possibile, o sottoporli alla giustizia”. Il rapporto reso noto da Giacarta parla infatti chiaro, riportando che ben sei scafisti hanno ammesso di aver ricevuto 5.000 dollari Usa in banconote da 100 per invertire la rotta.
Ovviamente in ballo c’è anche la questione dei diritti umani che, se tutto ciò trovasse conferma, sarebbero stati calpestati dal governo Abbott. Il Primo Ministro, pur non esprimendosi direttamente a riguardo, ha comunque ribadito che per “motivi di sicurezza” non si commentano le singole operazioni di protezione dei confini e che il suo governo è disposto a fare tutto quello che è necessario per fermare i barconi.
E’ quindi inevitabile a questo punto che i conservatori di Tony Abbott abbiano già attirato critiche e forti opposizioni politiche in Parlamento. Il leader laburista Bill Shorten ha prontamente chiesto che venga controllato l’uso del denaro dei contribuenti, in modo da chiarire se gli scafisti siano stati pagati con soldi pubblici, cosa che renderebbe tale questione ancora più grave.
Politica a parte, questo scandalo desta molto scalpore, soprattutto dal punto di vista umanitario, in quanto è difficile pensare che una Nazione globalmente considerata evoluta, ricca e civile, abbia preferito addossare il peso dell’immigrazione clandestina via mare ad un Paese di per sé ancora in via di sviluppo e con meno risorse.
L’accoglienza dei profughi e la lotta contro i trafficanti di esseri umani non deve essere una faccenda prettamente economica, bensì una questione riguardante la dignità di un Paese.