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Arabia Saudita: attacco contro impianto petrolifero. Iran sotto accusa

In fiamme due impianti gestiti dalla compagni nazionale Saudita Aramco. Non si registrano morti e feriti. L'episodio si inserisce nel più ampio contesto della guerra civile nello Yemen.

Esteri
Pubblicato il 15 settembre 2019, alle ore 18:07

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Arabia Saudita: attacco contro impianto petrolifero. Iran sotto accusa

L’attacco effettuato con droni contro il principale impianto petrolifero dell’Arabia Saudita ad Abqaiq minaccia di infiammare il Medio Oriente. 

L’attacco, in cui per fortuna non sono stati registrati dei feriti, è stato rivendicato dai ribelli yemeniti Houthi ed è stato pesantemente condannato dal segretario di Stato americano Mike Pompeo, che ha anche ha incolpato l’Iran per l’accaduto. A sua volta, Teheran ha replicato respingendo le accuse definite “cieche, incomprensibili e insignificanti“.

Il portavoce del ministro degli Esteri iraniano ha detto che gli Stati Uniti hanno adottato una politica di “massima pressione” sull’Iran condotta diffondendo “enormi bugie“.  L’Iran inoltre accusa l’Arabia Saudita di aver “ripetutamente violato la sovranità dello Yemen” e che gli yemeniti hanno finora dimostrato di saper resistere all’aggressione saudita.

Questa azione militare con i droni per un verso mostra la debolezza delle difese saudite nel proteggere le proprie installazioni petrolifere e di contro evidenzia come quella degli Houthi possa rappresentare una minaccia strategica per gli equilibri geopolitici ed economici della regione.

D’altronde, è lecito chiedersi da dove derivi questa crescente raffinatezza delle operazioni con droni degli Houthi. I ribelli si sono limitati ad armare droni civili commerciali, o hanno davvero ricevuto un appoggio tecnologico e militare dall’Iran?

Questo episodio si inserisce nel più ampio contesto della guerra civile che insanguina lo Yemen dal 2015, con migliaia di vittime civili. Da una parte ci sono i ribelli Houthi, autori dell’azione militare odierna, dall’altra una coalizione di paesi arabi guidata proprio dall’Arabia saudita, che mira a riportare nella capitale Sana’a il deposto presidente Hadi.

L’attacco ad Abqaiq ha ridotto la capacità produttiva dell’Arabia saudita per 5,7 milioni di barili al giorno. Si tratta di stime rese note dal ministro dell’energia saudita. Il timore è che tutto ciò possa avere pesanti ripercussioni sui prezzi mondiali del petrolio, dato che l’Arabia Saudita detiene la produzione di circa il 10% del petrolio mondiale. 

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Zurru

Fabrizio Zurru - Nella vicenda della guerra civile yemenita e dello scontro tra sauditi e Iran si innescano interessi politici, economici e il millenario conflitto religioso tra sciiti e sunniti. La comunità internazionale ancora una volta mostra la sua debolezza nell'affrontare con autorevolezza queste tipologie di crisi. L'ONU è un attore quasi insignificante e le maggiori potenze che dovrebbero rafforzarne l'autorevolezza sono impegnate nella tutela dei propri interessi particolari.

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